Il totalitarismo islamico : Introduzione
Sugli attentati si Londra, Sharm al Sheike quelli futuri
A qualche giorno dalla commemorazione del 11 di settembre 2001, il meno che si posa dire è che la Storia non sembra dare ragione ai profeti della politica dello Struzzo che avevano affermato che la strategia superterrorista di Al-Qaida era senza fiato e non era che l'ultimo soprassalto disperato della bestia immonda ansimante,l'ultima caotica scossa di una esperienza nichilista votata al fallimento. Nel frattempo, e dopo Manhattan, la minaccia nichilista o il terrore globale, così come l'hanno a fatica nominata i responsabili occidentali, non ha però detto la sua ultima parola: da Bali a Gerba (La Ghirba), da Casablanca a Istanbul, da Madrid (11 marzo 2004) a Londra (7 luglio 2005, 56 morti, e 21 luglio), poi da Londra a Sharm al Sheik (23 luglio, 65 morti, tra cui molti italiani e britannici), l'islamoterrorismo anti-occidentale non ha finito di sorprendere e di terrorizzare, forse ancor più psicologicamente che fisicamente, mentre il suo migliore alleato è la debolezza europea. Come i precedenti attentati, quello di Sharm al Sheik è stato commesso e rivendicato ancora una volta in nome dell'Islam e non dal nulla, in particolare dal Gruppo dell'Unicità e del Ğihad in Egitto, che ha presentato in modo molto coerente e per nulla nichilista gli attentati come una vendetta per i nostri fratelli in Iraq, in Afghanistan (
) e come risposta alla guerra contro il terrorismo e l'Islam.
Quanto al secondo gruppo che ha rivendicato la carneficina, il Gruppo Al-Qaida nei paesi del Levante e in Egitto, è stato chiarissimo e coerente: Questa operazione è una risposta alle forze del male che spargono il sangue dei musulmani in Iraq, in Afghanistan, in Palestina e in Cecenia. E' stato lo stesso per gli attentati di Londra, le prime azioni terroristiche massicce dirette contro l'ex zona d'azione e base arretrata favorita dai ğihadisti in Europa: il messaggio è chiaro: se Londra non ritira le truppe dall'Iraq e se il governo di Tony Blair continua, sotto pressione americana (dal 11 settembre 2001) ad arrestare militanti islamisti, un tempo così liberi nel Londonistan, nell'ambito della lotta internazionale al terrorismo, la Gran Bretagna non sarà più risparmiata e diventerà al contrario uno dei bersagli preferiti da Al-Qaida, perché essa ha di fatto rotto l'accordo. Il braccio destro di Osama Ben Laden, Ayman Al Zauahri, dichiarava così, giovedì 4 agosto 2005, in un documento video diffuso in Gran Bretagna. In un comunicato diffuso su Internet, le Brigate Abu Hafs al-Masri, divisone Europa, gruppo do rivendicazione abituale degli attentati di Al-Qaida, hanno avvertito che la seconda serie di attentati di Londra (22 luglio) era un avvertimento ai paesi che seguono la politica americana in Iraq. I nostri attacchi al cuore della capitale britannica della miscredenza è un messaggio a tutti i governi europei.
Cronaca di una carneficina annunciata
In perfetta continuità con quelli di Londra, Bali, Madrid, Istanbul o Manahttan, gli attentati di Sharm al Sheik si inquadrano perfettamente nella logica implacabile degli scopi di guerra di Al-Qaida e della galassia salafita-ğihadista mondiale, nostalgica del Califfato islamico e desiderosa d'unificare tutto il pianeta intorno alla religione dell'Unicità (Tawhid): in primo luogo, destabilizzare e rovesciare i regimi musulmani empi o apostati, legati all'Occidente, cominciando dall'Egitto, il Marocco, la Tunisia e i paesi del Golfo che ospitano i soldati americani miscredenti; in secondo luogo, scatenare un'ondata di terrore psicologico nel mondo occidentale e nel mondo non musulmano in generale, allo scopo di dissuadere i governi a sostenere la coalizione imperialista americana e il sionismo (divide et impera, ritirata spagnola, italiana ecc. dall'Iraq; condanna d'Israele ecc.), poi di suscitare una vasta campagna di marketing intorno al tema fondamentalmente anti-nichilista della Vera religione dei Giusti e dei Diseredati, la religione del David perseguitato dal Golia neo-colonialista ed empio: l'Islam.
Non dispiaccia ai profeti o ai nuovi mandarini del Politicamente o piuttosto dell'islamicamente corretto, gli Scopi di Guerra di Al-Qaida e dei Folli di Allah non sono affatto folli, e ancor meno nichilisti. Perché il progresso dell'islamimsmo in Occidente, dall'Australia all'Europa passando per gli Stati Uniti, è dovuto al fascino che esercita questa religione che non teme la morte e manda allegramente i suoi figli al Martirio mentre gli Occidentali nichilisti prendono gli antidepressivi alla sola idea della morte insopportabile o della vecchiaia
. Lungi dall'essere una minaccia globale nichilista, fondamentalmente disperata e paragonabile al terrorismo suicida di certi movimenti terroristi rivoluzionari terzo-mondisti, la minaccia totalitaria islamista è una minaccia che ha un senso e un significato: l'islamismo alla Ben Laden è una risposta anti-nichilista convulsa e rivendicativa al modo di vita occidentale e all'influenza di questo modo di vita nichilista occidentale nei paesi musulmani. Globalmente, l'Islam progredisce ovunque nel mondo perché questa ultima religione conquistatrice e sicura di sé stessa fino ad assumere le peggiori violenze si presenta come una risposta di significato a un modo di vita che si suppone non ne abbia più. Ed è proprio perché l'Uomo è affascinato naturalmente dalla forza e dalle certezze e perché l'uomo ha una terribile inclinazione naturale alla Servitù volontaria, per parafrasare La Boètie, che il Terzo Totalitarismo, l'Islamismo radicale, ha davanti a sé un futuro e costituirà ancora per molto tempo la principale minaccia strategica, psicologica, demografica, teocratica, sociale ed economica per l'Occidente Giudeo-Crociato e per i paese del terzo mondo influenzato da esso. La Terza guerra mondiale non è che agli inizi ed è proprio perché non è nichilista e che pretende di riempire il vuoto della società dei consumi e delle telenovele che è pericolosissima e suscettibile di avanzare sempre di più.
Strana sorpresa
Ogni osservatore occidentale per quanto poco cosciente della terribile attualità terrorista di questa estate può solo restare allibito davanti a due sorprese responsabili e rivelatrici di uno spirito suicida. Primo, il fatto che, non solo gli attentati di Londra e di Sharm al Sheik e quelli di Madrid e Manahttan, hanno una volta ancora dato ai Nuovi Monacensi l'occasione di criticare la politica americana e di compiangere un po' di più le vittime dell'Imperialismo occidental-sionista, ma soprattutto che la preoccupazione di non confondere le cose e di non alimentare l'islamofobia ha questa volta ancora quasi prevalso sulla compassione verso le famiglie delle vittime della barbarie verde. Perché questi ultimi, molto meno formati alle tecniche di manipolazione e meno inclini a strumentalizzare i dolori degli islamisti, maestri di vittimismo colpevolizzante, sono stati intervistati cento volte meno dai nostri mezzi d'informazione condizionati dal vertice di Stoccolma che i leader islam-integralisti che condannano ipocritamente gli attentati islamisti, ma direttamente legati alle dottrine oscurantiste che essi insegnano in tutta libertà nelle moschee controllate dai Fratelli musulmani e dalle istituzioni musulmane ufficiali, ahimé controllate in maggioranza dagli integralisti. La prova migliore è che il tema dell'islamofobia è diventato un vera arma terrorista e che il terrorismo è sia psico-semantico che sanguinario: gli attentati mancati del 21 luglio a Londra sono stati rivendicati in nome della lotta contro l'islamofobia conseguente agli eccessi e ai commenti anti-musulmani che avrebbero trascinato i Britannici e la stampa inglese dopo gli attentati del 7 luglio. In effetti, quando è stato interrogato dalla polizia italiana, Hamdi Hadüs Isaac, il terrorista anglo-etiope arrestato a Roma, il 22 luglio, dopo aver passato senza problemi le frontiere anglo-franco-italiane in treno e in possesso di falsi documenti somali, ha spiegato a sua difesa che non voleva uccidere gratuitamente, che avevano messo delle bombe più mortali del previsto nel suo sacco, e che lui aveva solo voluto reagire all'islamofobia
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Secondo, ciò che desta altresì meraviglia, non sono i terribili e barbari attentati accaduti a Londra il 7 luglio o a Sharm al Sheik, il 21 luglio, ma il fatto che ne siamo stati sorpresi e che le autorità britanniche, italiane e occidentali in generale lo sano state. Come se il fatto che Londra sia stata una delle principali basi arretrate dell'islamo-terrorismo internazionale avesse potuto essere in sé per un solo istante una reale garanzia di pace. Preciso in anticipo che non si tratta qui in nessun caso di imputare l'11 settembre alla politica estera americana in Iraq: è comunque molto contraddittorio, da parte delle autorità britanniche, partecipare a pieno titolo all'audace politica estera americana in Iraq, in Afghanistan e nel Golfo, pur continuando a rifiutare d'estradare negli Stati Uniti dei folli furiosi islamo-terroristi come Abu Hamza o altri e soprattutto continuando ad accogliere in Gran Bretagna la maggior parte degli oppositori islamisti ai regimi arabi non ancora governati dall'Islamismo (Egitto, Siria, Tunisia, Algeria, ecc.). Di certo, il Londonistan arabo-musulmano non è più un'oasi di pace islamica che era per i ğihadisti di tutto il mondo fino all'11 settembre. Sfortunatamente, ciò che avevo annunciato nelle mie precedenti opere, specialmente Islamismo-Stati Uniti nel 1997, poi il Totalitarismo all'assalto delle democrazie, nel 2002, s'è rivelato non pessimismo ma la triste realtà. E non c'è nessun merito profetico ad averlo previsto, nella misura in cui, come tutti i veri fanatici totalitari, gli Islamisti radicali non hanno mai smesso non solo di darne l'annuncio, ma soprattutto di dire ciò che fanno e di fare ciò che dicono. L'esatto contrario del comportamento dei dirigenti delle democrazie
Tanto che la strategia del terrorismo globale, cara ad Al-Qaida, s'è rivelata molto redditizia, efficace ed economica dopo Dar As Salam nel 1998 e soprattutto Manhattan: non si è mai parlato tanto di Islam e mai tanti Occidentali si sono convertiti alla Vera religione, quella d'Allah e di Maometto, che dopo l'11 settembre
Non c'è dunque alcun motivo che una strategia di marketing planetario così vantaggiosa e redditizia si fermi.
Gli Occidentali hanno capito la lezione? Nulla di meno sicuro
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Ma le autorità britanniche e il loro sistema giudiziario molto particolare hanno continuato, fino a queste ultime settimane, a tollerare i peggiori islamisti anti-occidentali e oscurantisti, dato che non si richiamavano alla Guerra santa. Una libertà e una tolleranza che si basano sulla più antica tradizione democratica occidentale e su una concezione multiculturale fondata sulla celebre dottrina della Autonomia locale o comunale (comunitarismo). Grossomodo, a ciascuno al sua Razza (Race Acts) e a ciascuno le sue Credenze, fintanto che non si tocca la Corona e che le credenze non si materializzino in bombe. Tanto più che sull'esempio degli Stati Uniti e di certi paesi europei, la Gran Bretagna concede importanti prerogative socio-politiche e amministrative alle religioni. E' così che formatori musulmani usciti dalla stessa scuola sannita indo-pakistana di quella dei Talibani (Deobandi) o dei Fratelli musulmani sono ufficialmente incaricati di formare i funzionari e i Poliziotti del Regno Unito. Sorprendente? Le autorità britanniche rispondono che si tratta di Musulmani ortodossi, visto che non incitano apertamente all'odio terrorista. Riassumendo, ci sarebbe una differenza tra Islamisti pietisti o moderati e islamisti ğihadisti o terroristi. Ora è più che ingenuo credere che esista veramente una tale frontiera, dato che la dottrina di riferimento (salafita) è globalmente la stessa. La prova migliore dell'impermeabilità della frontiera tra islamisti moderati e islamisti ğihadisti sta nella doppiezza stessa di uno degli ideologi e leader massimi dei Fratelli musulmani e del salafismo moderato (dixit Le Monde) a livello mondiale: Al Qaradaui, che ha contemporaneamente incoraggiato a più riprese gli attentati kamikaze dalla sede di Al Jazira in Qatar, poi condannato ipocritamente l'orrore dell'11 settembre dopo le sedute del Consiglio europeo della Fatwa a Londra e a Bruxelles
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In realtà, la frontiera che esiste veramente tra i due e sulla quale ci si deve basare è quella che separa i Musulmani moderati dagli islamisti in generale (ğihadisti o integralisti). Parlare di islamisti moderati o congratularsi, subito dopo gli attentati di Londra, come ha fatto Tony Blair, che la grande maggioranza dei Musulmani di GB sono dei moderati, è allo in parte falso e allo stesso tempo del tutto insufficiente. Perché tra i responsabili religiosi che hanno sfilato pacificamente nelle strade della capitale londinese il giorno dopo dei terribili attentati, si potevano facilmente riconoscere i principali responsabili delle grandi organizzazioni musulmane fondamentaliste e islamiste radicali di Gran Bretagna (Deoband, salafiti sauditi, Ğamaa indo-pakistana, Tabligh, Fratelli musulmani, ecc.), che sono in gran parte controllate da autentici fanatici islamisti, tatticamente contrari alla violenza (quando è inutile in seno alle democrazie occidentali molli e permeabili al proselitismo islamico pacifico), ma che fanno appello chiaramente al Ğihad in Palestina, in Cecenia, in Iraq o altrove, ovunque i Musulmani sono oppressi. Questi capi islamisti, chiamati centristi da certi pseudospecialisti occidentali, sono nondimeno seguaci delle medesime visioni oscurantiste e patologicamente anti-occidentali del mondo di quelle che animano gli islamo-terroristi che hanno colpito il 9 luglio a Londra e che imperverseranno molto presto a Roma, Amsterdam o altrove
. Perché bisogna già prepararsi.
L'urgenza dell'Unità pan-occidentale
A questo proposito, non ricorderemo mai abbastanza a che punto le divisioni euro-americane ed euro-russe sembrino futili e dividano artificialmente le tre grandi componenti della Comunità pan-occidentale che sono le Americhe, l'europa dell'Ovest e l'Europa post-bizantina-ortodossa, di fronte al Totalitarismo islamista. Non ricorderemo mai abbastanza che una identità non è solo ciò che ci riunisce in modo positivo ma anche ciò che unisce in modo negativo: per i Cavalieri d'Allah, infatti, Russi, Serbi e Israeliani sono altrettanto Occidentali (cioè giudeo-cristiani-crociati-imperialisti) di Inglesi, Italiani, Francesi o Tedeschi. Solo le nostre pseudo elite intellettuali e politiche, formatisi sempre sui paradigmi della guerra fredda e la russofobia rabbica, continuano a considerare Russi e Slavo-ortodossi in generale come estranei all'identità occidentale. A questo riguardo, la strategia anti-russa delle Rivoluzioni rosa e arancione avvenute in Georgia e in Ucraina e ampiamente incoraggiate da certi ambienti americani anti-ortodossi e russofobici in nome dell'Occidente democratico le reazioni in seguito violentemente anti-occidentali ed eurasiatiche che hanno risvegliato di ritorno in Russia, costituiscono degli elementi di vulnerabilità considerevoli di fronte alla minaccia comune islamo-totalitaria e terrorista. Perché i Cavalieri della Guerra santa anti-occidentale che hanno colpito Londra durante il Vertice del G8 miravano tanto a Vladimir Putin il Russo Slavo, persecutore dei Ceceni, che ai tre B occidentalisti Bush-Blair-Berlusconi, essendo Tony Blair e Silvio Berlusconi dei fedeli alleati di Putin dopo l'arrivo di questi alla testa del Kremlino nel dicembre 1999. Concludendo, possiamo dire che tutto ciò che divide l'entità pan-occidentale in gestazione entità comprendente le Americhe, l'Europa e Israele - giova ai Conquistatori Islamisti, nemici dichiarati di questo Pan-Occidente, la cui esistenza non sembra a Noi politicamente e strategicamente evidente, ma la cui unità di civiltà è non solo un fatto ma costituisce un dato ovvio per i Cavalieri d'Allah, che definiscono le diverse componenti dell'Occidente allargato con le stesse espressioni di Gharb al Salibi (Occidente crociato) e di Millatun Kufru Wahida: il mondo dell'Empietà non è che uno
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* Alexandre Del Valle, politologo internazionale, ha scritto numerosi articoli nelle riviste di geopolitica (Hérodote, Stratégique, Géostrategiques, Politique Internationale, Outre Terre) o d'attualità politica (Figaro Magazine, Panoramiques, Spectacle du Monde, Israël Magazine, Valeurs actuelles, Figaro, ecc.) che hanno tutte come sfondo la Sicurezza europea o l'Islamismo radicale. E' autore di diversi saggi tra cui Islamisme-États-Unis (l'Age d'Homme, 1997, Losanna); Guerres contre l'Europe, Bosnie, Kosovo, Tchétschénie ( Les Syrtes, 2000, Paris); Le Totalitarisme islamiste à l'assaut des démocreties (Les Syrtes, 2002, Paris); La Turquie dans l'Europe, un cheval de Troie islamiste?(Les Syrtes, 2004, Paris); poi pubblicherà nel settembre 2005 un nuovo saggio sulla Turchia, scritto insieme al franco-iraniano Emmanuel R azavi, Le dilemme turc, les vraies raisons de la candidature d'Ankara (Les Syrtes).

