I ROSSI, I BRUNI ED I VERDI

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Blog d'Alexandre del Valle

I ROSSI, I BRUNI ED I VERDI

00:23

Samedi, 19 avril 2008

Italiano


L'Alleanza paradossale tra gli estremisti rivoluzionari anti-occidentali (traduzione: Gisela Cepparo)

Dopo lo scatenamento della seconda Intifada Al Aqsa, in settembre del 2000 ; dopo l’11 settembre 2001 (qui si conferma la fine dell’inviolabilità del santuario strategico americano), e innanzitutto, dopo la crisi in Iraq, la quale si saldava allo smantellamento del regime di Saddam Hussein, è stato possibile constatare in tutto l’Occidente, l’emergenza di un’asse Rosso-Bruno-Verde (il Rosso della estrema sinistra, il Bruno della estrema destra, ed il Verde dell’islamismo). I suoi diversi elementi hanno come unico obiettivo in comune, quello di combattere le nuove figure del Male, le quali sono: l’America, Israele, “l’imperialismo” e perfino l’Occidente nel suo collettivo.
Le alleanze obiettive fra queste tre ideologie (gia lo vedremo più in avanti) non datano da ieri, ma non possiamo neanche negare che gli avvenimenti occorsi all’inizio di questo secolo, hanno contribuito a loro scontro frontale. In effetto, l’utilizzo del termine “ crociate” di George W. Bush il giorno dopo l’11 settembre, fu preso come una vera provocazione, altrettanto nei movimenti dell’estrema sinistra ed estrema destra, come in quelli del mondo islamico, e fu proprio lì dove emergessi un approccio sempre più rilevante tra: da una parte le nostalgie dei due primi totalitarismi; i Bruni e i Rossi, e dall’altra parte, i protagonisti dell’islam rivoluzionario. Questi ultimi pretendono difendere le folle arabe “occupate” invece di difendere i poveri, i fragili ed i “umili” del terzo mondo, vittime dalle nuove crociate giudeo-cristiane “imperialiste”. I recenti insediamenti pubblici di posizione, e tra l’altro, quello del celebre terrorista Carlos, vanno indirizzati chiaramente verso quel senso (1).
E' vero che l’islamismo, terzo totalitarismo dopo il nazismo ed il comunismo, risponde in un certo modo alle aspirazioni dei suoi precedenti; preconizzare la lotta delle civilizzazioni e delle religioni, dichiarandogli la guerra al mondo giudeo-cristiano in nome dei “diseredatati” del resto del pianeta, seducendo ugualmente alle nostalgie del III Reich pagano, determinati a divellere il giudaismo ed il cristianesimo, e anche sui partigiani del fucile y del martello, determinati a scucire l’Occidente “borghese” e “capitalista”. Il centro nevralgico di questo sistema “honni” (odio), è Manhattan: «quartiere generale e planetario degli mercenari della guerra economica e finanziaria, la quale consegna l’America al mondo » secondo le parole di Carlos (2). Non è per nulla sorprendente osservare ai Rossi, i Bruni ed i Verdi congratulandosi della drammaticità dopo l’11 settembre, identificando a Bin Laden come un nuovo David opposto al Goliath imperialista « americano-sionista ». Nulla di sorprendente lo è nemmeno, l’osservare convergere l’entusiasmo attivista di questi tre movimenti totalitaristi intorno ad una lotta “eroica”, lotta portata a termine dal mese marzo del 2003 per gli ultimi ribelli basiste e gli islamici chiite dell’Iraq contro l’occupazione americana in Mesopotamia.
E’ evidente che questo asso Rosso-Bruno-Verde dell’odio « antiegemonico » ed « antimperialista » si sia rinsaldato fra gli inizi degli anni 90 e la caduta dell’unione Sovietica. Tale raggruppamento paradossale e neototalitario ha conosciuto il suo apogeo il giorno dopo l’11 settembre, ma innanzitutto durante l’inverno e la primavera del 2003, a favore della vasta campagna antiamericana condotta nel mondo occidentale per gli opponenti alla guerra contro il regime di Saddam. La congiunzione di questi tre totalitarismi; Rosso, Bruni e Verdi (intorno alla causa dei martiri Palestinesi, Iraquieni ed Afghani, quale la figura rivoluzionaria d’Osama Bin Laden), conferma la preminenza incontestata dell’islamismo rivoluzionario. Questo fatto esercita, a partire di questo momento, un fascino reale sopra le altre scelte totalitarie vinte dalla storia (il nazismo ed il comunismo), ed a partire da qui, condannati a dover riciclarsi, oppure, a dover allearsi assieme alla rivoluzione islamica, per poter continuare loro combattimento contro le democrazie liberali.
Dall’11 settembre fino alla seconda guerra del Golfo, se si segue il filo Rosso dell’opposizione verso “l’imperialismo yankee”, si può percepire che i più grandi antisionisti ed antiamericani, i quali si sono trovati davanti a delle circostanze attenuanti al comando dell’11 settembre, sono gli stessi che oggi segnalano d’asso il terrorismo islamico – sia che ciò riguardi il gesto Binlamista nel mondo intero, oppure quello dell’Hamas e del Djihad islamico in Palestina -. Ipnotizzati dalla caduta delle Torri Gemelle – terribile illustrazione del potere islamico radicale -, gli ideologi del terzo mondo e gli antimperialisti dell’estrema sinistra, quale altri “alter-mondialiste”, furono molto di più veementi nel fustigare l’intervento americano nell’Afghanistan. Questi sono gli stessi che un anno più tardi hanno organizzato le più grandi e virulente manifestazioni “pacifiste” contro l’intervento in Iraq, delle manifestazioni ugualmente condotte nel nome delle “vittime del sionismo”. Fu in questa maniera che Toni Negri, ex-ideologo delle Brigate Rosse e la figura di prua del movimento No Global, dichiarava nel mese di settembre del 2001, che la sua compassione non era soltanto incamminata verso gli “non documentati” sparsi con le Torri Gemelle. La linguistica trotskista americana de Noam Chomsky, conosciuta per i suoi violenti insediamenti antiisraeliani, denunciava l’attentato del 11 settembre come una “impostura planetaria”, un’ennesima manifestazione fascinante “dell’imperialismo americano”. Peggio ancora: questo imputava “la rabbia degli islamici” verso gli abbandonati “razzisti” dello Stato Ebreo. In quanto all’estremo marxista e capo di redazione del giornale Monde Diplomatique, Alain Gresh, figlio del celebre intellettuale pro-soviético Henri Curiel, lui stesso ha giustificato sul suo libro scritto assieme al nipote del creatore dei Fratelli Musulmani, Tariq Ramadan; l’azione terrorista dei Palestinesi nel nome dell’antisionismo e “dell’anticolonialismo” (3).
I due recenti avvenimenti più gravi meritano un’attenzione molto particolare: in principio, le esortazioni dei capi delle nuove Brigate Rosse e del celebre terrorista “Rosso” Carlos, il quale sostiene il combattimento dell’Hamas e di Al Qaeda; a seguire, il richiamo della quasi totalità dei dirigenti neonazisti occidentali, i quali salutano il “eroismo” dell’Hezbollah e di Bin Laden nelle sue lotte contro gli ebrei e gli americani. Conseguenza logica del fascino sulle adesioni d’attività parallele: Carlos abbraccia un « islamismo rivoluzionario convocato a spazzare il mondo ».Un Islamismo che « realizza la sintesi dinamica di diverse correnti (la lotta anticolonialista, antimperialista, e antisionista) acquistando delle forze dai suoi modelli d’azione nel socialismo, il marxismo ed il nazionalismo » (4); ed allo stesso tempo, il leader carismático del movimento neonazista inglese, David Myatt, convertito in Abdul Aziz, il quale ci ricorda le nostalgie dell’asso e di tutti i nemici sionisti, convocandogli ad abbracciare come lui, il Djihad, la « vera religione marziale » (5), quella che lotta efficacemente contro gli ebrei e gli americani. Un altro segno di questo avvicinamento: il 3 aprile del 2003, il salafita inglese Omar Bakri Mohamed, capo del movimento Al Mouhajiroun, imano de Funsburry Park e reclutatore di numerosi giovani che sono partiti ad unificarsi con Al Qaeda, ha ufficialmente accolto Myatt, augurandogli « la benvenuta all’Islam », precisando ai giornalisti che; il passato neonazista del neofito non aveva « nessuna specie d’importanza a partire del momento che gli obiettivi fossero convergenti » (6)...
Parallelamente quando i discorsi dei terroristi marxisti, o di certi neonazisti s’islamizzano, la retorica di Bin Laden, in particolare, e quella degli islamici, in generale, se « marxistizzano» e se terzo mondializzano alla sua volta — certi di questi con un’unica tattica finale; prendere ad ogni volta un po’ di più in prestito la Vulgata antisemita dell’estrema destra. Fu allora come nella sua dichiarazione del 11 febbraio 2003, non soltanto il capo di Al Qaeda si afferrò all’anatema dell’estrema sinistra, la quale fu « l’imperialismo americano-sionista in Palestina », ricordando il « martire del Vietnam », ma per prima volta avrebbe autorizzato anche ai suoi credenti ad allearsi con un regime arabo « ateo » e nazionalista: « benché Saddam Hussein sia un infedele, si trasforma in un atto licito il fatto di unificare le nostre forze alle sue, per poter combattere la crociata americana contro l’Islam ed i musulmani » Saddam, lo stesso antico «pagano» ammiratore di Nabuchodonosor ed ateo, non ha mai smesso, dalla prima guerra del Golfo, di islamizzare il suo discorso ed il suo regime. Punto culminante di detta postura: la sua dichiarazione del 4 marzo 2003, nella quale convocava ad una « guerra santa contro gli Stati Uniti - i diabolici invasori -, e verso un Djihad che dovrebbe opporre « i giusti ai bugiardi, i virtuosi ai viziosi, gli onesti ai traditori, i combattenti del Djihad ai mercenari ed aggressori » (7).

L’islamismo: la più efficace delle ideologie “antimperialiste” e rivoluzionaria

In prima istanza, ci domandiamo che cosa può ben unificare le influenze ideologicamente antagonistiche dei Rossi (atei e materialisti), dei Bruni (addetti alla lotta delle razze), e dei Verdi (teocratici ed islamici). Credere che un’alleanza tale, potrebbe essere filosoficamente impossibile e strategicamente improbabile – e quindi, condannata alla sconfitta — sarebbe dimenticare che l’islamismo non è assolutamente il terzo dei totalitarismi, ma che è ugualmente, ed in diversi punti, l’erede unificatore dei due precedenti. Ricordiamo che non è semplicemente un « integralismo » religioso, ma è anche, ed innanzitutto, un totalitarismo rivoluzionato sovversivo, un’ideologia di distruzione di massa paragonabile al nazismo, al maoismo, oppure allo stalinismo. Il « fascismo verde » prolunga i totalitarismi precedenti, e ciò che lo distingue essenzialmente è, che il Verde apporta agli odi totalitaristi passati, una giustificazione teologica ed una benedizione divina.
Che possa trattarsi dell’Hezbollah libanese, dell’Hamas Palestino, dei combattenti di Al Qaeda, oppure dei « resistenti » iracheni e palestinesi, si dovrebbe forse riconoscere che nel mercato mondiale rivoluzionario, gli islamici e gli «moudjahidine » arabi - musulmani in generale - sono i più efficaci ed i più intrattabili avversari dell’« imperialismo israelo-americano ». Furono loro ad infliggere i più grandi danni sulle potenze « colonialiste » e « capitaliste » — che i Rossi ed i Bruni odiano cosi tanto. Terzo momento del totalitarismo, l’islamismo rivendicativo lanciato all’assalto delle democrazie capitaliste e delle « forze giudeo-crociate », conosce una tale ascensione in tutti gli azimut del mondo, ed in particolare, in Europa – ascensione facilitata per la mediatizzazione planetaria senza precedente, sulla quale gode a partire dalla collisione dell’11 settembre— al punto di riuscire ad attrarre verso se stesso (come una calamita), le nostalgie dei totalitarismi comunisti e nazisti, e sottraendo allo stesso tempo dalla Vulgata estremista sinistra classica - ed in un modo « islamicamente corretto » pro-arabo e terzo-mondista - questo nuovo sentimento d’odio planetario rivoluzionato, il quale seduce gli ultimi militanti antigiudei ed antiamericani dell’estrema destra radicale.

Dalla croce gammata, o svastica, alla mezza luna islamica

Il partito più grande dell’estrema destra si ha chiaramente inclinato verso il mondo arabo-musulmano, conformandosi così, al desiderio espresso per lo stesso Hitler nel suo testamento, nel nome del principio: « meglio islamico che giudeo-massonico » (8). Fu allora come allo stesso tempo per fedeltà al Führer ed in virtù dell’ambiente geopolitico dopo la guerra fredda - marcato per il ritorno del paradigma civilizzatore - che la nuova destra - anticamente viscerale pro-occidentale ed anticomunista -, ebbe tatticamente scambiato il suo atlantismo contro un « terzo mundialismo dell’estrema destra macchiato d’antiamericanismo e d’antisionismo » (9). Detta orientazione sbocca naturalmente sopra il sostegno verso l’islamismo rivoluzionario.
E’ innegabile che il discorso d’Alain de Benoist — capo del gruppo “Groupe de Réflexion et d’Études sur la Civilisation Européenne (GRECE), uno dei più grandi influenti cerchi privati di riflessione dell’estrema destra europea pro islamica— ricordi propriamente la retorica delle Brigate Rosse italiane (le quale hanno sempre allentato e sopportato le passerelle con i Bruni (10)), esaltando un antiamericanismo ossessionato il quale non potrebbe entrare in collisione con l’estrema sinistra: « il complesso militare industriale americano - dal quale George W. Bush, uomo sociopata, fragile di spirito noto, ed oggi portavoce, abbia contrattato in maniera unilaterale una guerra tanto vigliacca quanto mostruosa, contro la Nazione ed il popolo Iracheno, – oltre alla sua volontà di dominare il mondo – non lo giustifica (…). A partire da quel giovedì, 20 di marzo, tutto atto di rappresaglia verso gli interessi americani, quale sul personale militare, politico, diplomatico ed amministrativo americano, in qualsiasi luogo che questo si producesse, quale sia la sua amplitudine, quali siano i messi e le circostanze attenuanti, sarà allo stesso tempo legittimo e necessario » (11)...

In materia di politica straniera, la denuncia delle guerre « imperialiste » americane contro l’Iraq, si è convertita dal 1990, in uno dei leitmotiv dell’estrema destra antisionista, dentro della quale si concentra la posizione delle organizzazioni dell’estrema sinistra. L’Iraq di Saddam Hussein possedeva un “qualcosa” col quale poter compiacere i partigiani dei tre totalitarismi: non soltanto il suo regime avrebbe quasi realizzato la sintesi – bolchevique e nazionale socialista, ma si trovava per raggiungimento sulla cima della lotta contro quei due demoni - combattuti allo stesso tempo per i Rossi, i Bruni ed i Verdi -: Israele e gli Stati Uniti. La linea ideologica pro irachena, la quale ha adottato la quasi totalità dell’estrema destra in Europa, fu tradotta per una serie di manifestazione denunciando « l’imperialismo americano », quale i viaggi di solidarietà a Bagdad (12). La cattura del dittatore ha profondamente deluso quelli che si sarebbero opposti all’intervento americano. In effetto, detto arresto è venuto ad opporsi alla sua tesi ripetuta fino saziare lo « sgretolamento americano » in Iraq.
Nelle sfere d’influenza dell’estrema destra, l’età d’oro dell’asso Bruno-Verde rimonta alla Seconda Guerra Mondiale, età la quale ha risentito l’alleanza fra il Gran Muftì di Gerusalemme e Hitler, dopo la messa in piede delle legioni pronazi arabi e balcaniche (Waffen SS musulmani croati - bosniaci - albanesi; Camice verdi egiziane, ecc.). Referenza dei Fratelli Musulmani palestinesi il Gran Muftì, Al Hajj Al Husseini, fu all’origine del 1942 dalla creazione della Legione araba, destinata à perseguire allato alle forze dell’asso, la guerra contro i giudei insediati in Palestina. Per riferimento al Gran Muftì, il leader inglese David Myatt spiega la sua conversione all’Islam e la sua adesione con Al Qaeda, ricordando che « 60.000 musulmani hanno risposto al richiamo del Gran Muftì per arruolarsi allato a Hitler » (13).

Tre altre grandi figure storiche dell’alleanza, tra la Croce Svastica e la Mezza luna islamica, continuano fin oggi ad impregnare le coscienze dei nostalgici dell’asso: Léon Degrelle, leader del rexismo — il movimento collaboratore Belgio —, grande artigiano dell’avvicinamento tra le organizzazioni palestinesi ed i mezzi neonazisti fra 1950 e 1980; il celebre bancario svizzero François Genoud, legatario testamentario di Hitler e di Goebbels, chi consacrasi parte esenziale della sua vita postnazi, per poter finanziare i movimenti terroristi e nazionalisti arabi, nemici dei Giudei (nasserismo, FPLP y OLP palestinesi, FLN algerino, Fratelli musulmani, ecc.); infine, uno dei maggiori artigiani della « sintesi nazi-islamica », Johann von Leers (14), antica mano destra di Goebbels e responsabile della propaganda antisemita sotto il III Reich. Convertito in Omar Amin in Egitto dopo essere stato reclutato per Nasser, chi lo nominerebbe responsabile della propaganda antigiudea nel Cairo, von Leers si convertirebbe all’Islam al contatto con i Fratelli musulmani egiziani. Il suo esempio continua ad essere un’ispirazione per tutta una corrente islamica fonica e pro arabe dell’estrema destra.
Fu in onore alla sua memoria che uno degli attuali capi di fila della nuova destra europea pro islamica, l’Italiano Claudio Mutti, scelse come nome di conversione quello d’Omar Amin. Tuttavia oggi, quei tre emblemi del flirt islamico-nazista, sono citati come riferimento per i giovani militanti neonazisti, i quali vedono nell’alleanza dei Bruni-Verdi « l’unica possibilità di sopravivenza dell’Europa aria» davanti al pericolo rappresentato per le « plutocrazie occidentali » e per il « complotto giudeo-massonico».
E’ ugualmente nel ricordo della sintesi islamo-nazista del Gran Muftì di Gerusalemme, che gruppi neonazisti europei, oppure americani, salutano l’azione antigiudea dell’Hezbollah o dell’Hamas, e la forza guerriera di Bin Laden. Fu in questo modo che nella sua rivista del mese di maggio nel 2002, e fino ad un nuovo ordine, i militanti del GUD – i quali si alloggiavano regolarmente in Tripoli ed in Damas, sotto l’invito del generale revisionista Mustafa Tlass, ministro di Difesa e editore locale dei Protocolli dei Saggi di Sion — si elogiano dell’alleanza fra la Mezza Luna islamica e la Croce Svastica dall’epoca del Gran Muftì fin oggi. L’islamismo ed il nazismo – i quali non dobbiamo dimenticare, si riferiscono al paganesimo tedesco— di fatto, si comunicano in uno stesso odio dell’eredità giudeo-cristiana dall’Occidente, «I nostri nemici sono la coalizione imperialista americana-sionista. Per tanto sarebbe giusto per noi di sostenere a quelli che possiedono i nostri nemici, vale a dire, i palestinesi ed i governi della Libia e dell’Iraq. Gli islamici rappresentano una forza multiforme che potrebbe essere un’alleata contro l’imperialismo americano-sionista » (15), spiega uno degli ideologi di detto movimento, Christian Bouchet, capo redattore di Lutte du Peuple, una rivista la quale espressa la sua solidarietà in modo uguale verso i « martiri » del III Reich, come verso i martiri del Dallad islamico e dell’Hamas. « L’Europa e l’Islam possiedono in comune un nemico principale (...), il sistema usurocratico della Finanza. Sì questa desidera recuperare la sua autonomia, l’Europa deve procurare la sua ispirazione e la sua guida nella legge divina, tale come conservata nel libro d’Allah » (16), prosegue il fascista Italiano convertito all’Islam Claudio Mutti, alias Omar Amin.« Noi assistiamo alla progressione constante dell’unica forza capace di resistere alla omogeneità occidentale: l’islamismo radicale. Due visioni del mondo si affrontano. Si tratta di bene scegliere il suo campo (...). Da una parte, una visione liberale consumatrice (…), dall’altra parte, una visione d’identità religiosa ed olista: l’Islam (…). E’ verso una vera Djihad che gli europei ed i musulmani sono stati invitati “Europa-Islam, uno stesso combattimento”, spiega il pensatore della Nuova Destra Europea, Arnaud Galtieri, discepolo del filosofo dell’estrema destra converso all’Islam, René Guénon (17).
Prova della dimensione transnazionale ed Europea della nuova orientazione pro-islamista dell’estrema destra (18), è a Londra dove sta basato uno dei principali centri del proselitismo islamico, l’Islamic Council of Defence of Europe. Questa istituzione sta animata per degli antichi militanti neonazisti. Al capo di detta istituzione troviamo Tahir de la Nive, un Franco Britannico convertito all’Islam il quale predice, all’instar de David Myatt, l’islamizzazione generale dell’Europa come unico « rimedio alla decadenza ed all’imperialismo americano-sionista » (19). Molto rispettato nel pubblicismo « nazionali - rivoluzionari », fra gli skinheads, ed al centro della Nuova Destra, Tahir de la Nive, antico partito moudjahid il quale ha lottato con gli « infedeli » sovietici negli anni 80, preconizza un tipo de « nazionalismo islamico europeo » e pubblica una rivista bilingüe francese-inglese “Centurio”, la quale « tratta i problemi militari in un quadro della filosofia islamica di guerra ». In una recente opera con prefazione d’Omar Amin e Christian Bouchet, “Le Crociate dello zio Sam”, questo ideologo Bruno-Verde convoca a tutti i militanti neonazisti ad unirsi all’Islam rivoluzionario, e denuncia tutta forma di compromesso assieme alle forze « diaboliche » dell’imperialismo americano-israelita. Altre figure centrali del fascismo inglese, i dirigenti della World Union of National-Socialists — Colin Jordan, il « Führer » del National Socialist Movement inglese (NSM), e John Tyndall — intrattengono dal 1988 i legami con i mezzi terroristi palestinesi, allo stesso modo che lo fanno col regime de Muammar Kadhafi. Dalla sua parte, il capo dell’English Nationalist Movement, Troy Southgate, ha dichiarato sul giornale nazionale-rivoluzionario franco-inglese W.O.T.A.N (Will of the Aryan Nations): “In Palestina, la crudeltà del sionismo è evidente, e noi non possiamo fare nient’altro che simpatizzare col popolo palestinese, il quale come noi, ha visto il suo paese sbrodolarsi ed essere derubato d’un parasite ignobile tale il popolo ebraico internazionale. L’ENM saluta l’Hamas e sostiene totalmente la sua lotta armata contro di quelli che si vedono viziosamente alla pari dell’eredità ancestrale di un’intera nazione” (20).
Il caso dei militanti fascisti europei convertiti all’Islam, legati alle organizzazioni terroriste, è abbastanza numeroso. Oltre a David Myatt, e Tahir de la Nive nel Regno Unito, quelli che hanno depositato le sue esperienze marciali al servizio del Djihad (21), hanno potuto citare il caso d’Alexandre Karim Abdul Ghé (22), un antico membro del gruppo “Ordine Nuovo” — l’equivalente al fascista italiano del “Ordre Nouveau” in Francia — responsabile dei diversi attentati accaduti in Italia tra gli anni 1969 e 1973. Discepolo del leader fascista Franco Fredda, Karim Abdul Ghé è azionario d’Al Taqwa, un’holding islamica basata a Lugano e accusata dopo l’11 settembre - dal dipartimento dello Stato Americano -, di aver finanziato l’organizzazione di Bin Laden. Altri azionisti e consiglieri dell’amministrazione di Al Taqwa : l’Italiano convertito Sante Cicarello, dirigente dell’Unione delle comunità islamiche italiane (UCOII) e Ahmed Huber. Questo ex-giornalista svizzero neonazista convertito all’Islam, è uno dei più grandi partigiani dell’unione Bruno-Verde. Huber fu in diverse occasioni, ospite a Teheran nell’epoca dell’ayatollah Khomeiny, e ha mantenuto dei buoni rapporti col governo iraniano (un numero di nazisti vedevano nei italiani i discendenti degli antichi « arries »). Le sue cassette e discorsi politici sono diffusi e venduti su Internet, notabilmente sui siti Bruni-Verdi come la radio Islamica o Aaargh.

Il Rosso e il Verde

In quanto all’alleanza fra l’islamismo radicale e l’estrema sinistra, questa ebbe luogo intorno al progetto terzo-mondista e rivoluzionario della Tricontinentale, ed il sostegno alla “resistenza Palestina” durante gli anni 1970-1980. In un ambiente della guerra fredda, ed innanzitutto a partire della nomination d’Andropov come leader dell’URSS, l’obiettivo della Tricontinentale era quella d’unire intorno all’unione Sovietica le forze rivoluzionarie marxiste di tutte le tendenze, e le forze antioccidente del terzo-mondo, in particolare quelle del mondo arabo. Questa nuova cooperazione Est-Sud Via Cuba, sarà la mantiglia dell’alleanza islamo-marxista, la quale non ha mai cessato d’accentuarsi fino al detonatore dell’Intifada Al Aqsa, l’operazione americana in Afghanistan e la seconda guerra del Golfo, momenti chiavi della riattivazione dell’asso Rosso-Verde.
Dal punto di vista dottrinale, è proprio vero che l’islamismo ed il comunismo condividono uno stesso universalismo conquistatore, tale uno stesso “messianismo dei poveri”: “Il bolchevismo combina le caratteristiche della Rivoluzione francese con quelle dall’auge dell’Islam. L’Islam ed il bolchevismo, insieme hanno una finalità pratica, sociale e materiale, dove l’unico obbiettivo è quello di dislocare le sue dominazioni attraverso il mondo” cosi ha spiegato Bertrand Russell (23). L’età d’oro dell’alleanza islamo-sinistra sarà allo stesso tempo, incarnata per dei campi d’allenamento palestinesi nel Libano (Bir Hassan, Tall al Zaatar, ecc. nei quali i volontari dell’estrema sinistra Damnés della terra, istruiranno dei futuri islamici del movimento Amal e rivoluzionario iraniano), e per la rivoluzione islamica iraniana, salutata in prima istanza per tutta l’estrema sinistra occidentale.
Il flirt Rosso-Verde fu effettivamente, ed in modo particolare, spinto all’inizio della rivoluzione dei mollahs: fu l’imano Ali Shariati — traduttore dell’ideologo rivoluzionario Frantz Fanon, legato a Jean Paul Sartre — chi apportasi a Khomeiny nel 1978 la sintesi socialista-islamica, da dove emergerebbe la vittoria simbolica dell’ayatollah: lui sarà, in effetto, sostenuto nei suoi affari dalla estrema sinistra iraniana. E’ anche a Shariati che dobbiamo l’islamizazzione della nozione canonista “d’oppressi”, convertiti mustadhafines («diseredati»). E’ dagli Feddayins del popolo, d’ispirazione Guevarista, quali i Moudjahiddines del popolo — movimento radicale esplicitamente « islamico-marxista », cui membri perseguitati in Iran troverebbero rifugio nell’Iraq di Saddam Hussein - da dove sarebbero ispirati dalle sue idee.
Le convergenze dell’asso Rosso-Verde spiegano il fatto del perché gli intellettuali rinomati, tali i filosofi Michel Foucault, Simone de Beauvoir o Jean-Paul Sastre, hanno sempre desiderato vedere nella rivoluzione islamica di Khomeiny una « divina sorpresa la quale ricordava qualcosa che l’Occidente avrebbe dimenticato, vale a dire, la possibilità di una spiritualità politica” (Foucault, Corriere della Sera, ottobre 1978). Jacques Madaule, il quale descriverebbe la rivoluzione khomeinyste come “un clamore venuto dal fondo dei tempi, quello di un popolo che si rifiuta ancora un’altra volta al servizio e alle catene che lo conducono allo straniero” Della conversione dell’ex-marxista Roger Garaudy al nuovo combatte islamico rivoluzionato di Carlos, le passerelle islamico-comuniste saranno delle pletore, come nel caso dei legami fra l’islamismo e l’estrema destra, l’antisionismo e l’antiamericanismo in arbitrio dei trattati d’unione.
Pareggiando con la mediazione del Sud sul conflitto israelo-palestinese – verso il detrimento di tanti altri conflitti nel mondo – questa attitudine antiamericana ed antisionista, verso alla quale la guerra anglo-americana contro Saddam ed il sostegno americano a Sharon hanno dato un nuovo vigore, si incontra all’origine di una nuova onda di radicalismo antioccidentale, il quale arriva perfino a giustificare la scelta terrorista di fronte “all’imperialismo americano” o al “fascismo israeliano”. Nel nome del sillogismo, secondo il quale l’America ed Israele incarnerebbero «il Male assoluto», vale a dire, dove i popoli arabi-musulmani del Terzo mondo sarebbero le «vittime per essenza», è finalmente l’islam anti-occidentale, e l’antisionismo, i quali appaiono di fronte ai campioni Rossi della causa Palestina e terzo-mondista, come la nuova « via antimperialista » per eccellenza. Da lì dove sorgono fra certi di loro la convocazione ad appoggiare i talebani, l’Hezbollah o Al Qaeda, una convocazione rivelata per un numero di gruppi rivoluzionari e terroristi dell’estrema sinistra: dall’Armata Rossa giapponese (la quale conosce di più in più i convertiti all’Islam) all’Italia delle Brigate Rosse, passando per la nebulosa di Carlos. Nella sua recente opera d’interviste, il celebre terrorista pro palestinese spiega che «l’Islam ha acquistato un’irreversibile dimensione politica e rivoluzionaria, che dallo sfondamento del campo socialista, si è convertita nella principale forza di trasformazione attiva delle società e delle lotte antiimperialiste » (24). Poco dopo gli attentati antiamericani occorsi nel 1998 da Al Qaeda in Africa, Ilich Ramírez Sánchez avrebbe dichiarato sul giornale Jeune Afrique : « L’aggressione imperialista va impostata a (...) incoraggiare l’espansione dell’Islam (...) attaccandosi ad Osama Bin Laden ed a decapitare il rinnovo de wahhabite. La stessa sta sul punto di spazzare gli usurpatori del Nejd e dell’Héjaz, e di liberare i Luoghi sacri (...) e la Palestina. (...). Gli attentati [di Al Qaeda] stanno anche dentro le nostre continuità storiche, iniziate già da più un quarto di secolo: sulla terra, mare ed aria contro i sionisti » (25)…
In quanto alle brigate Rosse Italiane riapparse in questi ultimi anni dall’altro lato della cordigliera, sotto il nome di partito Comunista Combattente (BR-PCC) e Nucleo territoriale Antimperialista (NTA), queste hanno ugualmente generato una gran sorpresa, convocando ai rivoluzionari del mondo intero ad arruolarsi al terrorismo islamico, salutando « l’azione eroica di Al Qaeda contro l’imperialismo americano ».In un documento del mese di marzo 2003, rivendicava nel suo miglior stilo marxista, l’assassinato del consigliere per il ministero del lavoro Massimo D’Antona, Nadia Desdemona Lioce, uno dei cervelli dell’organizzazione, invitava alle masse arabe ed islamiche spropriate ed umiliate, alleate naturali del proletario metropolitano », a « prendere l’armi al seno di un unico asso internazionale affianco al Fronte Combattente antimperialista, di fronte alla nuova offensiva dei governi borghesi » (26). Desdemone Lioce convocava a prendere delle conclusioni « politico-militari » della « aggressione sionista-americana contro l’Iraq » (27) dentro della quale vedeva « una volontà imperialista di sbaragliare il principale ostacolo all’egemonia sionista » e « di distruggere la resistenza Palestina ». Dopodichè questa accogliessi il partito dei talebani e di AL Qaeda, le Brigate Rosse non hanno mai smesso di solidarizzarsi con i fondamentalisti dell’Islam. Durante la guerra contro il regime di Saddam, le stesse hanno convocato a «contrariare per tutti i mezzi possibili, le pretese israelo-americane». In Francia, a partire dello smantellamento in 1995 del nucleo Chalabi — uno dei più importanti nuclei islamici Algerini nella regione parigina —, fu scoperto che uno degli istruttori del gruppo fu un vecchio membro delle Brigate Rosse Italiane convertito all’Islam salafita dei GIA, Rémy Pouthon, alias « Youssef »

Dai Rossi –Verdi agli antimondialisti

Benché i principali partiti e le più grandi organizzazioni altermondialiste abbiano con molta frequenza denunciato il fondamentalismo islamico, delle altre scelte proislamiste sono di più in più espresse sul grembo della nebulosa trotskista. Ad esempio: la posizione difesa da Luiza Toscane, animatrice del Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti dell’uomo in Tunisia, la quale spiega sui Rossi (giornale settimanale della LCR), il fato che “non si deve rimproverare l’Islam en vano, giacché l’islamismo mette in giudizio la denominazione del Nord sui piani militari, culturali e ideologici” (28). Il movimento Socialista e al di sotto, e dalla sua parte, chiaramente partigiano della opzione islamica. Nel suo testo “Il Profeta e proletariato”, Chris Harman, dirigente de la casa centrale inglese di detto nucleo, il Socialist Workers’ Party, tinge d’assurdo i « movimenti di massa islamiche in Algeria o in Egitto » argomentando che tali movimenti « non sono prioritariamente diretti contro delle organizzazioni operaie, e non propongono i suoi servizi a delle frazioni dominanti del capitale » (29).
Dalla prima guerra del Golfo, la denuncia della campagna di George W. Bush contro « l’asso del Male », abbinato al tema pareggiato con quello del « martire » dei Palestinesi,
si è convertito in uno dei principali perni intorno al quale gira l’asso Rosso-Verde. Già a
Parigi nel 2001, durante le manifestazioni antiamericane provocate dalla operazione antiterrorista in Afghanistan, i militanti dell’estrema sinistra avrebbero manifestato il loro ripudio al « imperialismo americano » sillabando « Né Bush / Né Sharon ». Dopo dello scatenamento della seconda Intifada Al Aqsa, nel 2000, l’Europa occidentale ha passivamente assistito alla crescita di una nuova forma re-islamica d’antisemitismo, travestita d’antisionismo e di lotta contro il “razzismo sionista ed il fascismo di Sharon” (30). Fu così come lo spettacolo inquietante di tanti giovani fanatizzati contro Israele e contro dei giudei, gridando pubblicamente “morte ai giudei” durante delle manifestazioni “antisioniste” affianco a delle organizzazioni pro-palestinesi dell’estrema sinistra, si sia convertito in qualcosa di triviale (31). Delle simili convocazioni all’assassinato, sarebbero riapparsi durante tutto l’inverno del 2002-2003, attraverso a delle manifestazioni « per la pace in Iraq », segnalate con degli manifesti pro palestinesi per dei partecipanti, i quali sillabavano e agitavano dei retratti di Saddam Hussein, delle bandiere dell’Hezbollah e delle magliette con l’effigie di Bin Laden.
Le manifestazioni d’odio antiamericano e antiisraeliano organizzate per i « No Global » si trovano spesso con delle sfere d’influenza trotskistas e d’estrema sinistra — organizzate assieme a delle quali la nebulosa altermondialista rimane strutturalmente legata -.Queste convergono in uno stesso radicalismo americano-fobico ed Israeliano-fobico, espresso in maniera ricorrente per delle personalità mediatici come José Bové, il distruttore di Mc Donald’s e salvavita del « mangiare insalubre » americano, o tuttavia il premio Nobel della letteratura portoghese José Saramago, l’economista americano Jeremy Rifkin, l’altro economista egiziano Samir Amin, e lo scrittore canadese Naomi Klein, dal quale la sua opera “No Logo” costituisci uno dei testi di riferimento del movimento.
Il movimento antimondialista sta composto per delle diverse tendenze le quali generalmente si reclamano della sinistra radicale. Troviamo in questo modo i « senza-terra » del Brasile; Joâo Pedro Stedile, tale il linguistico americano Noam Chomsky, o tuttavia il « brado» americano John Zerzan.
Quattro grandi tendenze devono distinguersi all’interno dei No Global:
— gli anarchici, i “senza tetto”, i “senza terra” e gli “indigeni”, i quali si riferiscono spessa alla figura emblematica del sub-comandante zapateriota Marcos;
— gli ONG ecologisti o « mezzo ambientalisti » (Greenpeace, Amis de la Terre, World Wide Foundation), e delle associazioni della lotta cha contro la speculazione finanziaria (come l’ATTAC, ed emanazione, tra altre riviste e sindacati prossimi alla estrema sinistra del mondo Diplomático);
— i mezzi religiosi progressisti, inspirati nella teologia della liberazione di Leonardo Boff e Frei Betto, delle sfere d’influenza cattolica antisioniste della sinistra rappresentate per Emmaüs (l’organizzazione dell’abate Pierre), o tuttavia il giornale Temoignage Chrétien;
— delle organizzazioni trotskistas e liberali dell’estrema sinistra. Questo spiega il fatto che Toni Negri, ex-ideologo delle Brigate Rosse, sia uno dei leader del No Global.
Dopo l’incontro Simas de Seattle, Göteborg y Davos, fu a Genova in luglio del 2001, dove il movimento antimondialista si avrebbe beneficiato della più intensa delle mobilizzazioni. Il governo di destra formato da Silvio Berlusconi in marzo del 2001, fu scelto come obiettivo privilegiato a ragione del suo pro americanismo, e della alleanza del partito Forza Italia di Berlusconi, assieme con l’alleanza nazionale di Gianfranco Fini. In dicembre del 2002, il Forum sociale Europeo (FSE) di Firenze, se conclude con un’imponente manifestazione antiamericana « per la pace » alla quale s’aderirebbero la maggior parte delle organizzazioni dell’estrema sinistra, della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) al partito della Rifondazione comunista, passando per i Verdi della cosi detta potente Lega ambiente. Dappertutto si sventolava l’effigie del Che Guevara, chi, da simbolo della lotta armata nel 1960, se ha incredibilmente convertito in « eroe della Pace ». Alleanza simile dalla parte del Forum social greco, formato nel 2002 e presente al Forum di Firenze. Fu proprio lì, dove affiancati alla Coalizione della sinistra e del Progresso (Synaspimos), erede di un’incisione del partito comunista (KKE), che gli alter mondialisti elenici riunirono in un grande concerto d’antiamericanismo, le diverse sfere d’influenza protestanti, come quelle provenienti dei ranghi « antirazzisti », femministi ed ecologisti che quelli del fronte sindacale Pame. Più recentemente fu l’islamico egiziano-svizzero Tariq Ramadan, figura carismatica dei Fratelli Musulmani in Europa, chi avrebbe tentato una scalata all’interno del movimento No Global Europeo (32).

Negazione, antiamericanismo ed antisionismo:
i tre perni dell’asso Rosso-Bruno-Verde Europeo

Certamente all’inizio, queste due alleanze paradossali – Rosso-Verde e Bruno-Verde– sono stati totalmente indipendenti, ma dette alleanze hanno finito per evolversi verso un trittico Rosso-Bruno-Verde il quale può federare due domande trasversali: il « Palestinismo » ed il revisionismo. Su questa detta filosofia radicale – la quale consiste nel fatto rendere illegittimo lo Stato d’Israel, accusando ai « sionisti » d’avere inventato le camere a gas con l’unico fine d’accelerare la creazione dello Stato giudeo – s’incarna l’asso Rosso-Bruno-Verde, riunendo così ai più diversi protagonisti. - La retorica revisionista è, in effetto, trasversale per essenza. Detta fu iniziata nel1950 in Egitto per il dignitario nazista neomusulmano Johann von Leers, rilevata in Francia dalla rivista neofascista “Défense de l’Occident” de Maurice Bardèche (33), dopo d’aver cambiato aspetto in tutta Europa (particolarmente in Francia ed in Italia) per l’ultra sinistra trotskista e maoista (vecchia spia in Francia, movimento borghese en Italia) — l’obbiettivo era, per quelli di sinistra, di far passare l’antifascismo verso un secondo piano, con l’obiettivo di poter concentrare i suoi attacchi sullo « Stato borghese capitalista » ed « l’imperialismo americano ».
Le tese revisioniste saranno recuperate dalla estrema destra negli anni 1980-1990, e finalmente per la nebulosa islamica radicale, sempre nel nome della sacro-santa causa Palestinese. L’editore revisionista francese Pierre Guillaume, una delle figure dell’avvicinamento Bruno-Verde, chi presume di intrattenere dei rapporti cordiali verso Carlos, non ha mai smesso di stringere i legami con i mezzi islamici radicali. Incarcerato nella prigione della Santé, dove Guillaume gli avrebbe far arrivare la sua rivista, il terrorista sudamericano ha innanzitutto fatto i suoi auguri all’editore per il suo attivismo « antisionista ». Ricorderemo ugualmente la lunga amicizia che lega Carlos col Bancario nazista François Genoud (34).

Il protagonismo di Roger Garaudy

In Svezia, l’alleanza Rossa-Bruna-Verde si vede incarnata per l’organizzazione dell’opponente islamico marocchino Ahmed Rami, presidente dell’Unione islamica svedese. Il capo della connessione islamica - revisionista in Europa, Ahmed Rami, pubblica I Protocolli dei Saggi di Sion e sviluppa l’idea secondo la quale “l’islam si trova in questo momento sopra la prima linea di fronte alla resistenza contro la dominazione giudea, e può in data ordina, apportare delle risposte giuste, sui problemi presentati per la sconfitta dell’egemonia giudea occidentale” (35). Sul sito Internet di Rami, Radio Islam, i revisionisti Serge Thion e Robert Faurisson sostengono delle tribune regolari dentro le quali loro ingrandiscono il gruppo terrorista Djihad islamico. Ahmed Rami, collabora affianco ad Ernest Zündel (36), il capo di fila del movimento revisionista neonazista in Canada, allo stesso modo che col revisionista Ditlieb Felderer in Svezia, membro del Congresso di Malmoe (37). Dentro ad una retorica prestata all’estrema sinistra, Rami spiega che « l’Occidente non ha nessun interesse nel sostenere Israele, il quale costituisce l’ultimo colonialismo arcaico, e l’ultimo apartheid. Il sostegno contro natura dell’Occidente verso Israele, è il fatto del potere illegittimo della mafia sionista, la quale decide la politica interiore ed esteriore di tutti i paesi occidentali» (38). E’ a Rami di citare Roger (« Raja ») Garaudy, come riferimento supremo della « resistenza occidentale ».
Questo celebre filosofo ex comunista e convertito all’Islam dal 1980, ha avuto un protagonismo considerabile nell’avvicinamento Rosso-Bruno-Verde. I suoi scritti revisionisti, antisionisti e americano fobici, hanno riunito delle personalità cosi tanto opposte all’inizio, allo stesso modo dei revisionisti Serge Thion e Robert Faurisson, (discendenti dei ranghi dell’estrema sinistra prima d’essere recuperati per l’estrema destra e l’islamico), i militanti « nazionali - bolchevique », i neonazisti e gli antisionisti radicali dell’ultra-sinistra trotskista, maoista e bordighista (39). Nuova figura di prole del revisionismo Garaudy, dirigente di un’organizzazione nominata “Retour à l’islam” (Ritorno all’Islam), ha ricevuto un sostegno entusiasta del mondo arabo-musulmano (lo stesso caso per altri revisionisti come Robert Faurisson (40)). Proibito in numerosi paesi occidentali, la sua opera “Les Mythes fondateurs de la politique israélienne” (I miti fondatori della politica israeliana) s’avrebbe di diffondere come un polverio nella terra dell’Islam: con un centinaio di mille d’esemplari venduti, il suo libro e’ un best-seller nel mondo Arabo. Niente di sorprendente è che Garaudy sia stato accolto come un eroe alla Feria Internazionale del Libro in Cairo, il 15 febbraio del 1998. Lui prenderebbe profitto di questa occasione per denunciare di fronte a centinaia d’intellettuali “il potere sionista il quale controlla il 95% dei mezzi di comunicazione occidentali” (41).Durante il suo processo in febbraio del 1998 (al termine del quale lui sarebbe condannato a nove mesi di carcere con la condizionale, e 160.000 franchi francesi di multa per contestazione di crimine contro l’umanità e diffamazione razziale), lui riceverebbe l’appoggio non solo dei militanti dell’estrema sinistra e degli attivisti revisionisti neonazisti, ma anche l’appoggio di decenni d’intellettuali e giornalisti islamici ed arabi. I religiosi dell’Iran s’indignerebbero dal fatto che si possa allo stesso tempo trascinare in giustizia il “povero filosofo musulmano Roger Garaudy » e protestare contro la fatua puntando verso l’autore di Versi satanici (42). Il sindacato di giornalisti egiziani prenderebbe ufficialmente la difesa de Garaudy dichiarando che lui dovrebbe essere “giudicato d’accordo ad una legge antidemocratica [la legge Gayssot], la quale proibisce la libertà d’investigazione riguardo certi aspetti sulla storia della Seconda Guerra mondiale » (43). I paesi musulmani maggiormente secolarizzati alle repubbliche oppure alle monarchie islamiche più fondamentali, l’entusiasmo per i tesi revisionisti de Garaudy — le quali vengono a rinforzare una propaganda pro Palestina in pieno radicalismo – è incredibilmente immensa. Rinuncerebbe nel 1985, al premio islamico Fayçal consegnato dal Re Saudita, in ringraziamento per la sua azione a favore dell’Islam, Garaudy fu incoronato come il nuovo Héraut della causa antisionista (44). Filosofo comunista convertito in musulmano e lodato per l’estrema destra, Roger Garaudy incarna solo e in se stesso, il perno revisionista intorno al quale convergono i tre totalitarismi Rossi, Bruni, Verdi, in nome agli identici disprezzi ed odi ossessivi. Una convergenza neototalitaria più inquietante che delle precauzioni morali, filosofiche, e perfino ecclesiastiche di Garaudy, sono « autorizzate progressiste » quali popolari come quelle di Noam Chomsky, l’abate Pierre, José Bové oppure Tariq Ramadan: tutti denominati delle personalità che hanno difeso l’autore de “Mythes fondateurs”, ognuno al suo modo, dentro delle samizdats, nei collochi, interviste, siti d’Internet, convocazioni, comitati di difesa, ecc.

Il caso Russo: un’alleanza liberata Rossa-Bruna-Verde

In Russia, uno dei principali movimenti islamici, il partito del Rinascimento islamico (PRI) de Gueïdar Djemal, si è anche avvicinato ai mezzi revisionisti, ultranazionalisti, antiamericani e antisionisti, i quali si qualificano a se stessi come dei « Bruni - Rossi » : si tratta principalmente dell’influenza di Edouard Limonov (45), capo di fila del partito nazionale-bolchevique, e del Fronte di Saluto Russo (Sobor), un « blocco nazionale-comunista » il quale riunisce gli ultranazionalisti d’estrema destra e delle nostalgie del comunismo sovietico, dal quale il rappresentante è il generale Alexandre Sterligov. Questo spiega che Gueïdar Djemal, essendo nella sua totalità un islamico radicale pubblicamente annunciato, dispone regolarmente di una tribuna nelle colonne del giornale ultranazionalista russo Zavtra, influenzandosi a se stesso per delle tesi eurasiatiche e nazionali - bolchevique (46)… Elemento essenziale del puzzle Rosso-Bruno-Verde russo: i neocomunisti ultranazionalisti ed antioccidentali de Guennadi Ziouganov, capo del PC il quale si lancia di geopolitico, e non dubita nel proporre un’alleanza col islamismo radicale, per opporsi alla dominazione della civiltà occidentale e quella degli Stati Uniti (47). La scuola eurasiatica della quale si reclamano Djemal, Ziouganov ed altri « Rossi-Bruni » russi, considera che «l’Islam fondamentalista, con il suo antimaterialismo, il suo rifiuto del sistema bancario sull’usura internazionale del sistema dell’economia liberale, è un alleato. Gli unici nemici geopolitici dei Russi e dei Musulmani, sono gli Stati Uniti ed il suo sistema liberale, cosmopolita, antireligioso, antitradizionale » (48), così avrebbe scritto uno degli ideologi di detta sfera d’influenza, il geopolitico Alexandre Douguine (49), presidente del movimento Evrazija e dell’Associazione degli studi geopolitica, il quale pubblica la rivista Elementy, copiata con quella della “Nouvelle Droite européenne” de Alain de Benoist, Eléments. Sull’instare degli ideologi nazisti Claudio Mutti o David Myatt, Geïdar Djemal spiega che l’Islam è l’unica soluzione che permetterebbe alla Russia « di fermare il suo processo di decadenza nazionale provocata dall’imperialismo occidentale ».
Ferocemente antisionista ed antisemita, Gueïdar Djemal saluta in disordine l’Hezbollah, l’Hamas, l’Armata Rossa giapponese, l’IRA, Azione diretta, ed a Carlos, “nessun compromesso” secondo lui era possibile con lo Stato “terrorista” d’Israele. Secondo lui, « l’olocausto non è nient’altro che un’arma d’ordine municipale indirizzata a schiacciare l’unica opposizione reale al sionismo, che è propriamente l’Islam” (50). E’ dentro questa stessa ottica, che il 2 novembre del 2001 a Mosca, in Piazza Pouchkine, ebbe luogo la manifestazione « russa-islamica Rossa-Verde » contro i bombardamenti in Afghanistan dalla parte degli Stati Uniti. Fra le forze politiche presente: il Movimento della sinistra russa (marxista-leninista, antiamericana e terzo mondialista), gli « antimondialisti » de Boris Kagarlitsky, i nazionali-bolchevique ed il PRI de Djemal. Sotto i gridi di “non toccare l’Islam”, i manifestanti saluterebbero la presenza di Muftì Nagigoula Achirov, capo della Direzione spirituale (DSM) della Russia asiatica e del Muftì dei musulmani d’Orenbourg, Islamïl Shangarïev. Nel suo discorso, Gueïdar Djemal ricorda che l’ayatollah Khomeiny stupefece lo Scia dell’Iran grazie alle alleanze fra gli islamici chiiti e i comunisti, che l’Hezbollah fu alleato del FDLP di fronte « alle metastasi israeliane » e che un numero de dirigenti talebani furono in altri tempi, degli antichi comandi marxisti…
E’ ben capito che durante l’inverno del 2002-2003, i Rossi-Bruni-Verdi Russi organizzerebbero altre manifestazioni antiamericane nel corso del quale degli « integralisti sionisti » come Paul Wolfowitz furono accusati di essere i responsabili della politica « criminale » condotta per George W. Bush.

Una retorica in cammino verso la tribalizzazione

Con riferimento sull’estrema destra, la sua posizione antiamericana e pro arabe fu adottata con un obiettivo doppio: quello di prolungare il suo elettorato, apparendo come « antirazzista » —poiché come pro arabe — tutto in riciclando l’antisemitismo (sempre elettoralmente portatore), chiaramente non attraverso una retorica giudeo-fobica esplicita, ma al contrario, attraverso una « solidarietà » del tutto progressista verso le « vittime » arabo-musulmane « delle furbizie giudaiche ».
In ciò che riguarda ai partiti dell’estrema sinistra, ai movimenti antimondialisti, e alla sinistra antimperialista in generale, si direbbe che avessero scambiato il loro anticlericalismo ed ateismo militante tradizionale, per un communitarismo pro islamico, il quale traduce la loro volontà di captare dei nuovi elettorati « proletari » e « diseredati » originari del Terzo-mondo — ed è questo il momento esatto dove il marxismo ortodosso, vinto dalla storia, seduce molto di meno. Questa orientazione è avvantaggiata dall’ambiente geopolitico mondiale, il quale vede il nazionalismo arabo -anticamente alleato all’URSS — essere ricuperato dall’islamismo rivoluzionario transnazionale ( il quale non è altro che, una versione islamizzata dell’internazionalismo rivoluzionario per eccellenza marxista). Ancora una volta, il terrorista ed ideologo marxista-rivoluzionario per eccellenza che fu Carlos, espressa perfettamente detto cambio: « Osama Bin Laden, sostenendo il capo agli imperialisti yankees, si è convertito nell’eroe indiscutibile di tutti gli oppressi, siano questi musulmani, oppure no (…). Oggi gli uomini sono in mancanza di un nuovo internazionalismo, potenzialmente unificatore, il quale sarebbe in grado di fondere: l’ideale morale e la dimensione sacra assieme all’architettura concettuale e teorica del movimento sociale rivoluzionario (...) » (51).
Le due guerre anglo americane contro il regime di Saddam; la politica condotta da Ariel Sharon sotto il sostegno di Washington; la vasta operazione di rappresaglie consecutive dell’11 settembre, ed essendo arrivato al risultato della sconfitta dei Talebani: detti diversi episodi dal dopo guerra non hanno cessato di cristallizzare i risentimenti antiamericani dei “rivoluzionari” di tutte le classi, dagli antiimperialiste dell’estrema sinistra, agli antisionisti dell’estrema destra, passando per l’ineluttabile « No Global », salvagente « dell’unilaterismo americano ». Sorprendentemente, la mobilizzazione antiamericana e antiguerra, sarebbe stata seguita molto di meno della guerra del Kosovo nel 1999, operazione per tanto paragonabile in buoni aspetti, in confronto con quella d’Anti Sadam nel 2003. In Francia, ad esempio, soltanto l’estrema destra, l’estrema sinistra, i sovrani, gli intellettuali independenti, ed alcuni ultra pacifisti, avrebbero criticato l’intervento militare dell’OTAN, condotta senza avallante dell’ONU: e ciò che riguarda alle masse dei giovani, ed ai partiti moderati, questi sarebbero rimasti in silenzio, o avrebbero presso una posizione di controllo a favore della guerra.
Sotto la luce della nostra finestra di lettura, la quale mette in chiarezza una forza d’attrazione particolare delle contestazioni fondate sulla legittimità islamica, e la vittimologia arabe-palestinese, non è sorprendente che delle vittime afgane, irachene, e palestinese, quale i Satanici americani ed israeliani, potrebbero suscitare in anticipo la compassione delle vittime yugoslave della diplomazia di Washington. I Serbi — a differenza dei Bosniaci musulmani — sono molto simili con l’Occidentale giudeo-cristiani, in quanto a suscitare la compassione dei nuovi terzomondisti.
Occasione di una vittoria inaspettata per i Rossi, i Bruni ed i Verdi, fu la crisi irachena, la quale permessi di tornare a dorare gli emblemi sulla postura antisionista e antiamericana, postura la più Belica di democratizzare, ed anche di rendere rispettose le posizioni più estreme, riuscendo a dar indietro - diretta o indirettamente- una nuova legittimità popolare e mediatica ai vecchi rancori totalitari. In questo modo possiamo prendere sul serio il riconoscimento spedito dal carcere della Santé da Ilich Ramírez Sánchez: l’ideale rivoluzionario antimperialista non è morto. Al di là dei reclutamenti totalitari Rossi Bruni e Verdi, questo entra in campo a partire d’ora, in un altro tempo refrattario, dallo politicamente corretto e del buon pensamento. L’antioccidentalismo più eccessivo è a partire d’ora trivializzato, tollerato e perfino “accettato”, in quanto questo retoricamente in antiamericanismo ed in antisionismo difensivo. Se fosse necessaria una prova delle recenti dichiarazioni da parte del dirigente Malesiano Mahathir Mohamad—tuttavia riputato nemico degli islamici— chi citerebbe nei suoi desideri “una sorte di rivoluzione islamica antioccidentale”, e denuncerebbe « il complotto giudeo-massonico mondiale », furono le parole di una manifestazione brillante: certi capi di stato occidentali presenti al summit dell’OCI de Putrajayal, il 19 de ottobre del 2003, non hanno nemmeno giudicato come bene, il diritto ad indignarsi. (52) !
Vera bomba geopolitica e civile, la quale rischia d’abbracciare il mondo e di confortare lo scontro delle civiltà tra l’Islam e l’occidente, è che i Rossi, i Bruni, ed i Verdi citano nei loro desideri, il poter portare avanti le loro rispettive rivoluzioni. L’Iraq si è convertito nel nuovo destino del Djihad degli islamici da tutto il mondo (veterani dell’Afghanistan, della Cecenia, della Bosnia, moujahiddines arabi, ecc.). Oggi più che mai, gli Occidentali si dovrebbero mostrare determinati ed uniti per fare fronte alla nuova offensiva di Al Qaeda, e per poter ristabilire la pace e la stabilità sia in Iraq come nei territori occupati ( affinché la « la ruta per Bagdad transiti via Gerusalemme », dice un proverbio arabo). I terribili attentati antigiudei ed antibritannici perpetuati in Istanbul il 15 e 20 novembre del 2003, hanno servito come avvertenza sanguinosa agli Occidentali: il recente ripiego delle forze vive di Al Qaeda verso Iraq – nazione di frontiera con la Turchia, ed in quanto candidata a formare parte dell’Unione Europea — significa che i terroristi islamici stanno cercano il modo d’investire il punto debole mediterraneo, approfittandosi della permeabilità de la loro propaganda, quella di una Turchia re-islamizzata. Gli Europei già non possono più continuare a permettersi di condurre la politica dello struzzo; il pericolo non è mai stato così imminente.
(1) Sul suo libro d’interviste: Carlos, l’Islam rivoluzionario. Testi e le proposte presentate da Jean Michel Vernochet. Edizione du Rocher, Parigi, 2003.
(2) Carlos, op. cit, p. 96.
(3) Alain Gresh, Tariq Ramadan, L’Islam en questions, Sindbad-Actes Sud, 2000, p. 29.
(4) Carlos, su Jean Michel Vernochet, op. cit ., p. 91.
(5) Visitare la pagina web di David Myatt: http: // www.geocities.com / davidmyatt /
(6) Amardeep Bassey, Midland Nazi turns to Islam, il 16 febbraio 2003, IC Birmingham. Icnetwork.
(7) Le Monde, il 6 de marzo 2003.
(8) Adolf Hitler dichiara nel suo "Testamento", portato da Martín Bormann: " Tutto l’Islam vibrava all’annuncio delle nostre vittorie. [...]. Cosa potevamo fare par aiutargli? […] Come sarebbe stato il nostro interesse ed il nostro dovere? La nostra presenza al fianco degli italiani [...] provocava un malessere fra i nostri amici dell’islam, [tale ci] ha impedito di giocare una delle nostre migliori carte; mettere in piedi le nazioni oppresse dai Britannici. Questa politica avrebbe suscitato l’entusiasmo in tutto l’Islam. E’ in effetto una particolarità del mondo musulmano che tocca a certi, sia nel bene, che nel male, ed e risentito per tutti gli altri. [...] I popoli condotti dall’Islam, saranno sempre più vicini a noi, di ciò che noi siamo dalla Francia, nonostante la parentela del sangue” … Testament de Hitler, Quartiere generale del Führer, dal 4 febbraio al 2 aprile del 1945, prefazio di François Genoud.
(9) Christophe Bourseiller, La nouvelle extrême droite, Ediciones du Rocher, p. III.
(10) Christophe Bourseiller ricorda che " uno dei leader storici del movimento terrorista delle Brigate Rosse Italiane, Renato Curcio, inizia la sua carriera politica nella sfera d’influenza Giovane Europa” vincolando alla GRECIA. La nouvelle extrême droite, op. cit ., p. 115.
(11) Comunicato diffuso ai membri della GRECIA, da Alain de Benoist, presidente dello stesso agglomeramento, il 20 marzo 2003.
(12) Citammo il viaggio dei membri dell’associazione SOS bambini dell’Iraq, diretta da Jany Le Pen, moglie del presidente del Fronte Nazionale francese (2 febbraio 2003). Questa peregrinazione seguita da poco su quella organizzata per l’iniziativa della Associazione delle amicizie franco-irachene, diretta dallo scrittore di sovranità radicale Philippe de Saint-Robert , e l’attivista neofascista Gilles Munier (12 gennaio 2003). Nominato " Un aereo per l’Iraq ", l’operazione fu organizzata in cooperazione all’ONG Bambini del mondo. Gilles Munier assicuro la traduzione in Francia della prima " opera letteraria " di Saddam Hussein, Zoubeida ed il re (Edizione du Rocher). Questo antico membro della GRECIA scrive su Nation européenne, organo del movimento nazionalista – rivoluzionario Giovane Europa. E’ da questa organizzazione di colori violenti neofascisti ed anti-israeliani, dalla quale deriva il primo militante europeo morto nelle file del Fatah; e non dobbiamo dimenticare le ricorrenti visite dell’Austriaco Jorg Haïder a Bagdad. Similmente osserveremo che altri attuali dell’estrema destra europea, furono presenti nell’appuntamento a Bagdad in febbraio del 2003, particolarmente degli antichi militanti del GUD (Aggruppa Unione di Difesa, movimento neonazista francese studente); animatori del giornale italiano Rinascita, sono venuti a manifestare davanti al seggio degli ispettori dell’ONU a Bagdad; Il Movimento Sociale Repubblicano spagnolo; Il Movimento per la Nazione Belga; o tuttavia la rete radicale francese (anticamente Unita radicale, gruppuscolo dissolto dopo l’attentato commesso per uno dei suoi membri, Maxime Brunerie, contro Jacques Chirac, il 14 luglio del 2002). Denunciando in coro la " aggressione imperialista nell’Iraq ", queste organizzazioni hanno voluto sottolineare “ i punti importanti della convergenza tra l’ideologia basista ed il nazionalismo rivoluzionario ". Vedere "Des soutiens d’extrême droite pour Saddam Hussein ", Actualité Juive, il 13 febbraio del 2003.
(13) Visitare il sito web di David Myatt: http: // www.geocities.com / davidmyatt/
(14) Membro del partito nazionale-socialista e dello SS, protetto da Alfred Rosenberg. Johannes von Leers diventa amico personale del Muftì di Gerusalemme. Cf. Patrice Chairoff, Dossier néo-nazisme, Ramsay, 1977, p. 450.
(15) Christian Bouchet, " Pourquoi avoir créé Unité Radicale ", articolo sulla antica sede dell’Unità radicale, oggi chiusa.
(16) Il Musulmano, gennaio-feb

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Tags pour ce billet: antiamericani, antisemiti, estremismi, fascisti, giudeofobi, radicali, rossi bruni verdi; islamismo
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vendredi 6 juin 2008 01:19
Un noto giornalista Hollandese a descr ito sul suo sito che nell'villagio Mac ukull della provincia Mat; zona qentro [...]


Alexandre del Valle à propos Guerre contro l’Europa :Bosnia, Kosovo, Cecenia, Macedonia (Italien)
jeudi 5 juin 2008 12:18
io non offendo i popoli! e puoi dire c io' che vuoi e rispondermi con argumen ti sul mio sito. Noi siciliani, non od [...]


raphi à propos Trop de vigilance tue la vigilance
mercredi 4 juin 2008 21:02
Judaiculte Bonjour, je tiens a v ous presenter aujourd'hui un nouveau s ite avec des avantage enormes. ce sit [...]


Arbnor Picaku à propos Guerre contro l’Europa :Bosnia, Kosovo, Cecenia, Macedonia (Italien)
samedi 31 mai 2008 21:32
Sei statto troppo soggettivo nel dichi arare cose non vere , anzi tutt'altro dalla verità che si trova nell'penisol [...]


Stephanopoulos à propos La stratégie à double tranchant de Zawahiri
dimanche 25 mai 2008 22:20
Patricia a écrit : "Le paradoxe tient à ce qu'Ibn Khadûn est revenu à la vie par la critique scientifique occident [...]


hezbollah forever à propos La Stratégie suicidaire du Hezbollah
vendredi 23 mai 2008 15:15
notre courage et notre préparation vai nceront...Israel domine aujourd'hui la dimension "espace" mais il sait que n [...]


Aurélie à propos Aznar, ou la droite décomplexée, entretien pour Politique Internationale
mercredi 21 mai 2008 20:53
Je trouve votre article bien dangereux . Je ne m'y connais certainement pas assez dans certains domaines (économie [...]


Holzmann à propos La mort de l'Occident : Interview d'Alexandre Del Valle
mardi 20 mai 2008 06:23
Guten Tag, Je n'ai pas tout lu. J'a i mis beaucoup de temps à trouver ce t exte. Je signale le blocage de cert [...]


INCONNU à propos Enjeux géopolitiques de la bombe atomique iranienne
samedi 17 mai 2008 00:00
LA POLITIQUE QUE NOUS CONAISSONS EST S EULEMENT LA PARTIE VISIBLE DE L'ICEBER G ... DONC NOURISSONS NOUS DE C' EST I [...]


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