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Samedi, 16 août 2008

INTERVISTA A ALEXANDRE DEL VALLE per IL LIBERO

Italiano

Esiste un’alleanza antioccidentale e antisraeliana che unisce comunisti, islamismo radicale e i nostalgici dell’Asse. Il Libero, 12 giugno

Discute appassionatamente il professore Alexandre Del Valle, studioso italo-francese di geopolitica. Vive in Francia ma è molto legato all’Italia. Le sue posizioni contrarie all’entrata della Turchia nell’Unione Europea e a difesa delle radici classiche e giudaico-cristiane del nostro continente hanno influenzato le idee di Nicola Sarkozy.
Le dispiace definire meglio i contorni d questa alleanza, professor Del Valle?
- Così come capitava alle Br, alla Raf, ad Action Directe o al gruppo di Carlos (adesso convertito all’islam e supporter di Al Qaeda), i ragazzotti dei centri sociali che bruciano la bandiera di Israele condividono con agli ultimi eredi di Hitler il filoislamismo terzomondista. E come gli integralisti dell’Islam sono antisemiti. Hanno tutti lo stesso nemico: il liberalismo incentrato sulla cultura ebraico-cristiana. Non è un caso che la nuova destra pagana si schieri sempre con i musulmani per l’immigrazione islamica, con la Libia, con la Siria, con l’Iran. Quella è gente che odia profondamente le radici cristiane e giudaiche dell’Europa. Per quella gente il cristianesimo non è altro che un giudaismo universalista. Dell’eredità storica europea salva solo la cultura classica greco-romana. Sono gli eredi di Guenon, di Evola. E badi che considero Evola un pensatore comunque interessante. Ma assai pericoloso se maneggiato incautamente.
Molti intellettuali europei stentano a rendersene conto. O fanno finta di non capire.
- L’Europa è piena di sensi di colpa. E così non fa nulla. Nemmeno riconoscersi in valori comuni. Mentre gli americani, oltre ad esaltarne le radici classiche, non si vergognano di quelle giudaico-cristiane della civiltà occidentale. Anzi. Le amano, le celebrano. Gli Stati Uniti giurano sulla Bibbia. L’Europa si rifiuta di farlo. Gli americani forse sbaglieranno anche, ma hanno il coraggio di prendere almeno posizione.
Lei ha accennato all’immigrazione islamica in Europa, da cui necessariamente consegue il diritto di voto agli immigrati. Al quale lei è contrario. Può spiegare il perché?
- Ho molto rispetto per gli immigrati che lavorano onestamente. In Francia ve ne sono moltissimi. Devono poter godere di tutti i diritti. Tranne quello di voto. Concederglielo, sia pure dopo dieci che anni di permanenza è una sciocchezza. Purtroppo, a causa del retaggio napoleonico, in Francia era abbastanza facile acquisire la cittadinanza e di conseguenza il diritto di voto. Sarkozy all’inizio sembrava piuttosto orientato a riconoscerlo. Ora, per fortuna, ha cambiato idea. Non si può svendere il concetto di patria, di nazione, annacquandolo con un multi-culturalismo irresponsabile. E non mi si opponga l’esempio degli Stati Uniti. Da loro è diverso. L’America è un paese fatto da coloni, giovane, che ha il complesso di colpa per aver sterminato gli indigeni ed è forgiata da valori comuni, dall’ultranazionalismo e dal giuramento sulla Bibbia.
Lei concederebbe il voto ai figli degli immigrati, nati in Italia o in Francia?
- Dato che per me conta lo ius soli rispondo di sì. A patto che questi giovani dimostrino di non sputare sulla bandiera e di non rinnegare la nazione, come succede troppo spesso da noi in Francia. In Italia avete uno splendido esempio di integrazione. Mi riferisco alla conversione religiosa di Magdi Allam.
Che idea se ne è fatta?
- Il battesimo di Allam è il grande segnale che Benedetto XVI ha inviato al mondo: nei confronti dell’islam la Chiesa non è per nulla sulla difensiva. Anzi: il Papa ha mostrato chiaramente che Roma vuole condurre i musulmani alla religione di Cristo.
Alcuni commentatori hanno sottolineato come il Papa abbia preso le distanze dalle parole di Magdi Allam, che aveva detto di essersi battezzato perché non riteneva l’islam “una religione buona e moderata”
- Benedetto XVI è un grande teologo. Ma anche un fine politico. Sa benissimo che la cosa peggiore per un musulmano è tradire la propria religione. Tanto più se si converte al cristianesimo e viene battezzato dal papa. La vicinanza a Magdi Ratzinger l’ha data con il suo gesto. Dopo, ha semplicemente preferito non inasprire un confronto già fin troppo duro.
Nel suo libro “Il totalitarismo islamista, all’assalto delle democrazie” accusa l’islam radicale di preparare una nuova soluzione finale per gli ebrei e i cristiani, che devono pagare per le Crociate, la Colonizzazione, il Sionismo e l’Imperialismo. Certamente saprà della ricerca pubblicata proprio di recente dal professor John Esposito e condotta insieme alla Gallup. In sei anni sono stati intervistate 50.000 persone, rappresentative di “un miliardo e 300 milioni di islamici”. Nello studio emergerebbe come la maggioranza dei musulmani rigetti la violenza, respinga gli attacchi all’America dell’undici settembre e come i più giovani, invece di aspirare al martirio, rifiuterebbero la teocrazia, ambirebbero a un lavoro sicuro e alla democrazia.
- Va chiarito che Esposito è un americano convertito all’islam. E’ notoriamente filo-musulmano e la sua cattedra alla Georgetown University è sponsorizzata da una lobby araba. In America le cattedre possono anche essere comperate dalle aziende. O dalle lobby, come in questo caso. Esposito è inoltre legato al Council on American-Islamic Relations (Cair), cioè quella organizzazione ha fatto ottenere la green card ad alcuni terroristi di Hamas, così permettendo loro l’ingresso negli Stati Uniti. Anche uno degli ideatori del primo attentato alle Torri Gemelle (1993) ha avuto la green card grazie al Cair.
Dunque Esposito non è credibile?
Non nego che abbia fatto quella ricerca. Anche se per me rappresenta al massimo cento milioni di persone. Non nego neppure che esista un islam moderato. Ma, oggi, è ancora in minoranza e quasi ridotto al silenzio. E aggiungo che i sondaggi possono essere sempre pilotati. Le faccio un esempio: Yusuf al-Qaradawi, l’ispiratore dei kamikaze palestinesi e sostenitore della mutilazione genitale per le donne afferma di non essere d’accordo con gli attentati dell’11 settembre. E sa perché?
Perché secondo lui è stato organizzato dal Mossad.
Si tratta di una balla colossale messa in giro dall’Hezbollah e da Hamas. Mi sorprendo sempre come molti politici occidentali, anche italiani, ritengano si possa trattare con gente simile. Sa che le dico? Che l’11 settembre è stata una bella fortuna per i musulmani radicali di tutto il mondo. Prima dell’attentato alle Torri di New York essere radicali coincideva con l’essere terroristi. Oggi significa solo essere d’accordo con l’11 settembre. Dunque per un islamista basta dichiararsi contro l’attentato per essere considerato un moderato e continuare a giustificare qualsiasi altro tipo di violenza.

fine

Alexandre del Valle est géopolitologue, auteur de nombreux articles et ouvrages dont "Le Totalitarisme Islamiste" et "Le Dilemme Turc" parus aux éditions des Syrtes.
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Tags pour ce billet: antisemiti, integralismo, islamisti, israele, nazzisti, nuova destra, rossi bruni verdi; asse
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