da Giuglio Meotti. Sulla Turchia come buio che inquieta e avanza, dove la laicità coatta è da un secolo instrumentum regni ed è alle prese con un rampante islamismo di governo, Alexandre Del Valle, saggista e giornalista francese di grande successo ammirato anche da Oriana Fallaci, ha scritto un libro eccezionale.
L’autore racconta cosa ne resta dell’eredità di quel generale turco di nome Atatürk che chiuse gli harem, tolse il velo alle donne e il fez agli uomini, abolì la poligamia, adottò il calendario gregoriano e l’alfabeto latino, spazzando via il giogo dell’islamismo califfale in ogni sua forma e colore e che al suo posto installò una costituzione di tipo occidentale.
“Sarebbe intellettualmente disonesto ridurre la Turchia moderna al suo volto oscuro, ultranazionalista e islamista”, scrive l’autore. “Ma è anche difficile negare che la Turchia non è più occidentale di quanto non sia asiatica o islamica”.
Del Valle ricorda che dal 2005, quando si aprirono i negoziati per l’ammissione di Ankara nell’Unione europea, rimasero sul tavolo questioni come il ritiro militare da Cipro, il riconoscimento del genocidio armeno e il rispetto della Carta dei diritti dell’uomo.
Nel libro si racconta ascesa e crisi del kemalismo, si snida la risorgenza islamista analizzando l’avvento del modello di Erdogan e del volto sempre più totalitario e antisemita dell’islam turco. I fautori dell’entrata della Turchia nell’Unione europea sostengono che la Turchia sarebbe un alleato dell’occidente contro l’islamismo. Ma nella misura in cui la Turchia si democratizza è destinata ad abbandonare secolarismo e laicità.
L’Unione europea avrebbe tra i suoi stati membri un paese islamico grazie al rispetto delle regole democratiche, che in Turchia porterebbero al potere il fondamentalismo. La Turchia è oggi uno dei paesi dove si costruiscono più moschee e i partiti islamici registrano i maggiori successi elettorali.
Del Valle propone a Istanbul “uno statuto speciale simile a quello che lega l’Unione europea a stati europei non membri della Ue come la Svizzera, o ai paesi del bacino mediterraneo coinvolti nella partnership euro-mediterranea”. Soltanto così l’Europa potrà risolvere il dilemma turco: “Strettamente associata all’Unione, la Turchia continuerà nei suoi sforzi in materia di riforme democratiche e di diritti dell’uomo”.
Il merito di questo saggio è di spiegare perché l’originale formula della laicità islamica protetta dalla cultura dell’esercito, il modello di Atatürk, è alla prova della libertà di religione nell’epoca del conflitto tra civiltà. Ecco perché ne va del futuro dell’Europa.
Giuglio Meotti