Vent'anni dopo la fine della Guerra Fredda, la minaccia dei Verdi, Neri, Rossi contro l'Occidente...
Quale bilancio possiamo fare 20 anni dopo il crollo del Muro di Berlino? E sempre valido il concetto di "fine della storia "creato nel 1992 dal pensatore americano Francis Fukuyama che annunciava la vittoria definitiva della libertà, della democrazia e del libero mercato?
Non sembra cosi vero. Perchè?
Primo perchè l'Europa continentale è sempre spaccata da nuovi muri virtuali: quello economico che separa l'Europa ricca occidentale da quella povera dell'ex-patto di Varsavia; quello culturale e strategico che divide l'Europa atlantista di cultura anglo-sassone, germanica e latina e cattolico-protestante, e l'Europa "post-bizantina o ortodossa (Bulgaria, Serbia, Montenegro, Romania, Grecia, Cipro, Russia, Bielorussia, Ucraina dell'Este, ecc), il cui cuore batteva dalla parte dei Serbi quando la Nato bombardava l'ex-Yougaslavia per difendere il Kosovo, diventato indipendente contro la volontà russo-greco-serba nel febbraio del 2008, o dalla parte di Mosca quando l'Occidente hao difeso la Georgia contro l'intervento russo in Ossezia del Sud e in Abkazia nel agosto del 2008.
Secondo perchè i muri ereditati della Guerra fredda non sono tutti caduti, anzi: quello che divide la Repubblica di Cipro, membro dell'UE, occupata illegalmente e colonizzata dalla Turchia nella sua parte Nord e che attraversa Nicosia; quello politico-strategico e maritimo che divide le due Cine, quella libera, Taïwan e quella maoïsta di Pechino. Poi quello che separa la Corea libera e la Corea comunista, paesi sull'ordo della guerra, come abbiamo visto con la sparatoria in mare del 10 novembre 2009 tra le marine dei due paesi. Potremo anche menzionare i muri che dividono molti paesi dove convivono difficilmente musulmani e non-musulmani (Tailanda, Sudan, Indonesia, Filipine, Libano, Russia, Egitto, Costa D'Avorio, ecc, e sempre di più Europa,) oppure quelli che dividono il terzo Mondo povero in espansione demografica e religiosa e i paesi ricchi maggioritariamente occidentali in via di estinzione demografica e religiosa.
La Nuova Guerra Fredda : Superpotenza cinese e l'alleanza eurasiatica contro l'Occidente
Nel mondo del dopo Guerra Fredda, si osserva emergere un crescente Asse anti-occidentale che intende opporsi all'"imperialismo", alle democrazie liberali e all'universalismo dei diritti dell'Uomo, che i paesi non democratici del terzo mondo o islamici vorrebbero riformare o annullare. In questo mondo non necessariamente pacifico nel quale la democrazia, i diritti dell'Uomo, il rispetto della vita della persona e la libertà di pensiero sono meno importanti degli interessi nazionali, religiosi, energetici ed economici, la superpotenza cinese diventerà l'unica potenza capace nel futuro di sorpassare gli Stati Uniti. Non saranno più le potenze occidentali a dare il tono, ma un Gigante anti-democratico e cinico, la repubblica popolare di Cina, che ambisce di dominare il mondo violentando miglioni di cittadini privi di diritti e che producono a costo quasi zero, rovinando i paesi industriali con le loro merci e comprando con le loro riserve monetarie i buoni del tesoro degli Stati Uniti e di altri paesi. L'alleanza tra capitalismo selvaggio e totalitarismo politico comunista ("un paese, due sistemi"), dà un' efficacia impressionante a Pechino che da una parte fa parte del'Organizzazione Mondiale del Commercio, e dal'altra appoggia i paesi più dittatoriali del mondo fra cui l'Iran, la Corea del Nord o la Bielorussia. In questo ambito, la Cina è al centro di iniziative geostrategiche e economiche che mirano a ridurre l'unilateralismo americano. Fra queste possiamo citare l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS), il BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), e molte iniziative prese nell'ambito dell'ONU e del blocco dei Non Alineati.
Dal Gruppo di Shanghai al Venezuela «petrolrivoluzionario»
In risposta a quello che essi ritengono un «accerchiamento» geostrategico (basi americane nei Balcani, nel Caucaso e in Asia centrale), la Cina ha stipulato nel 2001, assieme alla Russia, un alleanza strategica con l’asse antioccidentale islamico-terzomondista descritto in precedenza. Uno degli strumenti è l’OCS, o «Gruppo di Shangai», creato nel 2001 e che riunisce la Russia, la Cina e cinque repubbliche ex sovietiche autoritarie e dispensatrici di idrocarburi dell’Asia centrale. L'OCS, assieme ai paesi osservatori (India, Pakistan, Mongolia, Iran), comprende 1/5 della popolazione mondiale e occupa 30 milioni di chilometri quadrati. Fatto significativo: l’Iran è il più corteggiato fra gli «osservatori» dell’OCS. Gli obiettivi dell’OCS sono di eliminare ogni presenza occidentale e quindi bloccare la presenza militare americana in Asia centrale e nel Caucaso; creare un’area di sicurezza attorno alle riserve di petrolio del Mar Caspio; ripristinare la loro presenza nell’area d'influenza latinoamericana dopo il contraccolpo della fine della Guerra Fredda. Gli accordi militari tra i paesi dell’OCS hanno come obiettivo di contenere ed evidenziare le operazioni «ostili» degli Stati Uniti ovunque esse siano condotte.
Meno discreto della Cina e della Russia, il Venezuela di Hugo Chávez, protagonista di una geopolitica mondiale "petrorivoluzionaria", ambisce a federare tutti i nemici dell’Occidente. La base dell’alleanza che i leader socialisti dell'America latina (Venezuela, Bolivia di Evo Morales, Ecuador di Rafael Correa, Nicaragua di Daniel Ortega) hanno conclusa con gli Stati «rivoluzionari» antioccidentali (Iran, Siria, Bielorussia, Cina, Sudan, ecc), comprende azioni alla sede dell’OPEC, l’approvvigionamento di armamenti e tecnologie di distruzione di massa e un fronte comune all’ONU. Hugo Chávez, che desidera dotare il suo paese di un programma nucleare, sin dall’inizio di ottobre del 2007 in occasione di un summit all’ONU, sostiene le aspirazioni nucleari dell’Iran islamico. Quest'alleanza "rossa-verde" spiega anche la richiesta venezuelana avanzata nel 2006: ottenere lo statuto di «osservatore della Lega Araba». La popolarità del presidente venezuelano nel mondo islamico è un dato di fatto. Una solidarietà dimostrata verso la causa araba e il palestinismo, condiviso da numerosi venezuelani e latinoamericani. Così, da Beirut a Baalbeck in Libano e da Gaza a Ramallah nei territori palestinesi, è diventata molto popolare l’effige di Hugo Chávez che affianca quella di Yasser Arafat o del Hamas. Il 3 agosto 2006, in occasione della guerra dei 33 Giorni tra Hezbollah e Israele e dell’offensiva a Gaza del 27 dicembre 2008, il presidente venezuelano ha capeggiato la reazione del Terzo Mondo contro Israele, denunciando il «genocidio" commesso da Tsahal contro i Palestinesi, il Hezbollah i Libanesi e Hamas.
Contestazione dei Diritti dell'Uomo all'ONU: il fronte dei Non Alleati e dell'OCI
L'ONU del dopo guerra fredda è profondamente diversa. E sempre di più un organizzazione composta di paesi che contestano l'Ordine mondiale dominato dal'Occidente e tutto cio' che ne è nato, cominciando con la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo del 1948 il cui universalismo è respinto in nome di una rivendicazione multilateralista post-coloniale. E cosi che l’Iran ha la carica di vice-presidente della Commissione per il Disarmo, che la Siria è stata eletta vice-presidente del Comitato dell’agenzia internazionale per l’energia atomica, che il Sudan è stato eletto al Consiglio dei diritti dell’uomo, come prima lo fu la Libia, che ne è stata la presidente, e che un paese fra i più dittatoriali del mondo, lo Zimbabwe, è stato eletto alla Commissione per lo Sviluppo”.
Alle conferenze antioccidentali e anti-israeliane dell’ONU organizzate a Durban I nel 2001 e a Ginevra (Durban II) nel 2009 e in maniera ricorrente alla sede del Consiglio dell’ONU per i diritti dell’Uomo o in quella dell’ONU di New York, si constata la radicalizzazione del fronte antioccidentale rosso-nero-verde che ricorda la Tricontinentale e i Non Alleati. Nel 2008 e nel 2009, al Consiglio dei diritti dell’Uomo paesi come Cuba, la Bielorussia, la Corea del Nord o il Venezuela hanno sostenuto le proposte formulate dai 57 paesi dell'Organizzazione della Conferenza islamica (OCI), che mirano a sanzionare Israele o a perseguire legalmente "l’islamofobia" o «la diffamazione contro le religioni». Hanno cosi offerto sostegno agli Stati islamici nella vicenda delle vignette su Mahometo in Danimarca, 2006-2008 o nel caso del film Fitna contro l'Islam del deputato Wilders in Olanda in marzo 2008. Lo scambio è infatti questo: i rossi neocomunisti denunciano assieme ai verdi musulmani «l’islamofilia dell’Occidente» e ostacolano le sanzioni contro l’Iran o il Sudan; i verdi, a loro volta, non votano le sanzioni contro i paesi comunisti.
Questo Fronte che contesta l'universalismo dei diritti dell'uomo nell'interno delle Nazioni Unite e vuole controllare l'ONU e chiede la fine del monopolio dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, unisce la Corea, la Bielorussia, la Cina, i membri guida dell' OCI come l'Iran, l'Egitto, il Pakistan o il Sudan, senza dimenticare i paesi rivoluzionari terzomondisti o comunisti-sovietici come Cuba o il Venezuela. Questi paesi non votano le sanzioni contro il regime islamista-militare del Sudan, autore di un genocidio di due milioni di Neri non-musulmani del Sud e del Darfour. Tale solidarietà spiega perchè la decisione di mandare i caschi blu in Sudan in nome del capitolo VII per fermare i massacri non è stata applicata. Per garantire quest'alleanza, il regime di Al Bachir vende alla Cina comunista il suo petrolio 30 % del prezzo normale. Questo rappresenta il 10 % delle importazioni cinesi totali e il Sudan compra le armi cinesi e gli aerei russi. I paesi dell'asse "nero-verde-rosso" non votano le sanzioni contro il regime nazislamista di Ahmadinejad, al quale la Bielorussia, la Corea del Nord, il Pakistan, la Cina e anche la Russia forniscono tecnologie e armi. Come la Corea del Nord ieri, l'Iran oggi riesce a guadagnare tempo sulla strada verso la bomba atomica, grazie al fatto che la Cina e la Russia (che fanno parte del Gruppo dei Sei che gestisce i negoziati sul nucleare iraniano con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), ostacolano ogni sanzione concreta contro Teheran. Da parte loro, il Sudan e l’Iran, insieme ad altri Stati rossi, sono solidali con gli Stati colpiti da sanzioni, come Cuba, la Corea del Nord, o il Zimbabwe. Il crollo del dopo Muro di Berlino non è quindi sboccato solo sulla democratizzazione di paesi ex-communisti, ma anche sul ritorno delle ideologie totalitarie facilitate anche dall'incoerenza e dalla pavidità occidentale ed europea, che sembra avere dimenticato le lezioni di Churchill...
*Articolo pubblicato sul sito di Magdi Cristiano Allam (http://www.protagonistiec.it/node/1014) ; In occasione dell'uscita del suo nuovo libro prefato da Magdi Allam, Rossi, Neri, Verdi, L'alleanza fra l'islamismo radicale e gli estremi opposti (Lidau, 16 novembre 2009), Alexandre del Valle analizza la situazione del mondo del dopo Guerra Fredda.
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#1 - Carlo 11.11.2009 21:09 - (Répondre)
Non sono condivisibili i riferimenti di Magdi Cristiano Allam alla Russia, che viene grossolanamente associata senza troppi distinguo alla Cina e all'asse terzomondista Iran-Venezuela. Magdi Allam, in questo caso, è un tantino succube della propaganda atlantista russofobica. A parte il fatto significativo che la Russia, a differenza dei Cinesi (che hanno votato "sì" con arabi e terzomondisti) ed in compagnia invece di paesi come UK e Francia di Sarkozy, si sia astenuta in sede ONU dall'approvare il vergognoso rapporto Goldstone su Gaza, ultimamente è proprio lo Stato di Israele tanto caro a Magdi che, anche grazie al nuovo ministro degli esteri filo-russo e filo-serbo Avigdor Lieberman del partito dei russofoni di Israele, sta cercando di bypassare le pressioni obamiane pro-ANP su Tel Aviv (dopo il discorso al Cairo sostanzialmente filo-ANP) attraverso un rinsaldamento dei rapporti con la Russia di Putin e Medvedev. Gli americani volevano Kadima perché pronti a dare Golan e Judea-Samaria agli arabi, i russi invece paradossalmente si ritrovano a preferire un ministro anti-arabo ma filo-russo e rappresentante dei russofoni. Lieberman è stato prima a Minsk da Lukashenko, e poi svariate volte nella Federazione russa dove ha incontrato Putin, Medvedev e Lavrov e ha anche aperto nuovi consolati nell'ex-URSS. Medvedev ha parlato a Lieberman di "nuova era" nel partenariato russo-israeliano, e parlato anche di "compatrioti" che vivono in Israele della cui sorte i russi nutrono particolare preoccupazione. Successivamente è stato a Mosca anche il presidente israeliano Shimon Peres che ha ricevuto da Medvedev una proposta di alleanza strategica "allo stesso livello" di quelle della Russia con "Germania, Francia e Italia" e una rassicurazione contro la vendita di armi all'Iran. La Russia è soggetta al terrorismo islamico forse più di Israele in Cecenia, Daghestan e soprattutto Inguscezia, dove ogni settimana le autorità filo-russe subiscono svariati attentati. Bisogna andarci cauti con l'isolare la Russia e spingerla fra le braccia di sudamericani, islamici e cinesi, e invece cominciare a dialogare con la Russia come fanno Berlusconi e Lieberman. Sicuramente il prof. Del Valle è dello stesso avviso. saluti
#1.1 - Louis-Alexandre 16.11.2009 16:45 - (Répondre)
Il suo commento è impresso di buon senso, oltre che ben documentato! Nella rivista Limes si leggono spesso russi influenti: incredibile come questo paese, che pure addotta atteggiamenti diplomatici basati sulla Realpolitik in fin dei conti sia sempre romanticamente legato all'Europa e all'Occidente. Che Eurussia sia il nostro futuro ora che Obama a Singapore ha definito gli USA come una potenza del Pacifico?
#2 - Carlo 26.11.2009 04:20 - (Répondre)
Magdi Cristiano Allam dovrebbe seriamente considerare la possibilità di un'alleanza fondata sul riconoscimento delle radici cristiane e sui valori cristiani dell'Europa con la Russia. Medvedev, nazionalconservatore lontano dall'essere un nuovo Eltsin ma anche fautore di una politica più proiettata verso la democrazia può essere l'uomo giusto a realizzare questo tipo di politica come risposta al filoislamismo di Obama e soprattutto al mercatismo della Cina disumana, cui Obama si è arreso ufficializzando la Chimerica con un G-2, Cina che fra l'altro sta colonizzando attraverso l'immigrazione i territori asiatici della Russia. Il petrolio, il gas e tutte le risorse naturali siberiane potrebbero essere fondamentali all'Europa se essa vuole davvero sopprimere l'Eurabia e sganciarsi dal ricatto dei paesi Opec. Le risorse industriali, scientifiche e tecnologiche dell'Europa occidentale fondamentali alla Russia per sganciarsi dal pericoloso e crescente vicino cinese. Su "la Padania" di qualche giorno fa hanno riportato le dichiarazioni del deputato della Lega Nord D'Amico dopo un viaggio in Russia, D'Amico sostiene che i russi a differenza di Bruxelles riconoscono le comuni radici cristiane e che all'indicare l'islam e la Cina come principali minacce dell'Europa e della Russia i colleghi russi lo hanno applaudito. Non possiamo lasciare a Berlusconi che spesso ragiona come un semplice imprenditore (e apre l'Europa anche alla Turchia!) la realizzazione del partenariato euro-russo, che invece ha bisogno di un'anima identitaria.
#2.1 - alexandre 07.12.2009 19:39 - (Répondre)
Informazione interessante, su questo, il dibattito è molto complesso, pero' Magdi Cristiano è perfettamente conscio di tutte questo, e aspetta che la Russia rompi con i nemici dell'Occidente, Per quanto mi riguarda, io ho scritto sin dal 1997 cose simile a cio' che dice Lei, e lo ribadisco nel mio futuro saggio Verso Il Panoccidente, Cordialement, ALexandre
#3 - Anonyme 30.11.2009 14:12 - (Répondre)
Il Patriarcato di Mosca pubblica un libro di un Romano Pontefice. “Europa, patria spirituale”, che verrà presentato a Roma il 2 dicembre. ROMA, lunedì, 30 novembre 2009 (ZENIT.org).- Il Patriarcato di Mosca ha pubblicato un libro sul Papa. Si tratta di “Europa, patria spirituale”, un volume in edizione bilingue italiana e russa che raccoglie i discorsi che Joseph Ratzinger - Benedetto XVI ha dedicato all’Europa nell’arco di un decennio. L’autorevole introduzione al volume è del Presidente del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca, l’Arcivescovo Hilarion di Volokolamsk, e l’iniziativa editoriale è realizzata dal Dipartimento Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca in cooperazione con la Associazione Internazionale Sofia: Idea Russa, Idea d’Europa di Roma. “Questo libro è un evento di portata storico, senza precedenti nella storia millenaria di cattolici e russo-ortodossi”, spiega il curatore del libro, il prof. Pierluca Azzaro, Presidente Vicario della Associazione Internazionale “Sofia” e docente di Storia del Pensiero Politico alla Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Ma, ancor prima e soprattutto – prosegue lo studioso –, è una grande testimonianza di amore per Cristo e tra cristiani. È da questo amore che zampilla, deve zampillare, la cultura europea in tutte le sue espressioni multiformi: una cultura viva, intrisa di una energia morale autenticamente creativa, tutta protesa all’edificazione di un futuro buono per tutti”. “L’Europa – aggiunge il prof. Azzaro –, ci dicono il Papa e l’Arcivescovo Hilarion di Volokolamsk nella bella introduzione, è un continente culturale che con le sue due ali, la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente, si eleva sull’angusta dualità Occidente d’Europa-Russia: l’Europa si presenta così ai nostri occhi come la comune 'patria spirituale', secondo la bella espressione usata dal Papa nel suo ultimo viaggio nella Repubblica Ceca”. Perciò, sottolinea, “solo se riscopriremo e riaffermeremo insieme questa dimensione vitale dell’Europa, sarà possibile scongiurarne il declino”. Secondo Ieromonaco Filipp (Ryabyh), Presidente Vicario del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca e Portavoce del Patriarcato di Mosca: “Questo libro che raccoglie i discorsi di Sua Santità Papa Benedetto XVI sul destino dell’Europa è la testimonianza della assoluta identità di vedute e di posizioni tra la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Cattolica rispetto ai moderni processi sociali, è insieme la prova della enormi possibilità di cooperazione cattolica-ortodossa”. La presentazione del libro del Papa avrà luogo a Roma, mercoledì 2 dicembre prossimo alle ore 12.30, presso il Salone degli Arazzi del Ministero dello Sviluppo Economico (Via Veneto 33), nel corso di una apposita tavola rotonda dal titolo “Il ruolo della Chiese per la integrazione culturale dell’Europa”. La presentazione avviene nell'ambito della sessione italiana del Foro di Dialogo delle società civili italo-russo che si riunisce a Roma e a Mosca in concomitanza con i vertici bilaterali dei Capi di Stato e di governo d’Italia e di Russia, dunque in concomitanza con la visita ufficiale del Presidente della Federazione Russa Dmitri Medvedev il 3 dicembre prossimo. Alla tavola rotonda di presentazione interverranno, per la Chiesa Cattolica, il rev. prof. Milan Zust, Incaricato per le Relazioni con il Patriarcato di Mosca presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani; per la Chiesa Ortodossa Russa, Sergej Svonarev, Segretario Vicario per le Relazioni con le Istituzioni Europee del Dipartimento Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca. Per il mondo della cultura russo, il Rettore della Università di Stato delle Relazioni Internazionali di Mosca del MAE di Russia, il prof. Anatoly V. Torkunov; per il mondo della cultura italiano il Rettore della Università Cattolica del Sacro Cuore, il prof. Lorenzo Ornaghi. Per il Governo italiano è annunciata la presenza del Ministro dei Beni Culturali, l'on. Sandro Bondi, mentre per il Governo della Federazione Russa interverrà Mikhail E. Shvydkoi, Consigliere del Presidente della Federazione Russa per la cooperazione culturale internazionale. Presiede la tavola rotonda il curatore dell’opera, il prof. Pierluca Azzaro, membro permanente del Foro di Dialogo. Al termine della presentazione i giornalisti presenti in sala avranno la possibilità di rivolgere le domande ai partecipanti. ZENIT - Il Patriarcato di Mosca pubblica un libro di un Romano Pontefice
#4 - alexandre 07.12.2009 19:33 - (Répondre)
grazie info molto interessante Alex
#5 - Carlo 26.12.2009 20:49 - (Répondre)
Grazie per la segnalazione. Comunque bisogna tener conto che la Russia ha una sua area d'influenza, come d'altronde l'America. Non riusciremo mai a capire come possa aver fatto George Bush ad avvallare le rivoluzioni colorate orchestrate da George Soros (l'anti-Bush!) nell'Est, pur di isolare la Russia accerchiandone i confini: comprensibile è che la Russia in risposta a questa strategia abbia stretto i legami col Venezuela, il Nicaragua e l'Iran. Dopo tutto gli Stati Uniti hanno sempre coperto dal canto loro l'Arabia Saudita, il paese che più è legato all'estremismo fondamentalista islamico globale, incluso il jihadismo ceceno. Eppure dopo il 2001 Putin aveva fatto tanto per collaborare con l'Occidente. Comunque sia Dmitry Rogozin, il rappresentate russo presso la NATO, ha chiaramente proposto ad Europa occidentale ed America una comune intesa panoccidentale contro il fanatismo terzomondista, di più, Medvedev ha proposto un Trattato di sicurezza europea per farla finita con la guerra fredda: «Oggi dobbiamo parlare di unità tra l'intera area euro-atlantica da Vancouver a Vladivostok». Medvedev parla di «nostra storia comune», «senso di identità e un'unità organica» e di «rapporto di collaborazione alla pari tra la Russia, l'Unione Europea e l'America del Nord come tre diramazioni della civiltà europea». Inoltre Medvedev auspica che anche Israele sia inclusa (d'altronde Israele ha una fetta notevole di popolazione russa): Peres ha accolto con favore la decisione di Medvedev di «rafforzare le relazioni tra Russia e Israele a livello strategico allo stesso livello di quelle tra la Russia e la Germania, la Francia e l’Italia». Israele ha tutto l'interesse ad un simile blocco, Israele o meglio l'allora ministro degli esteri, Ariel Sharon, si oppose perfino all'America quando Clinton bombò i serbi e supportò i mussulmani bosniaco-albanesi, ancora oggi Gerusalemme sostiene i serbi disconoscendo il Kosovo e riconoscendo la Repubblica Serba di Bosnia (Israele è l'unico stato al mondo a riconoscerli con Russia e Serbia), Avigdor Lieberman è un ammiratore di Putin. Inoltre sono i russi che decidono davvero il programma nucleare iraniano. Ma siamo sicuri che USA e UK sono altrettanto disposte ad una politica, come l'ha definita Lei, panoccidentalista? O invece a Washington e a Londra preferiscono ancora continuare la geostrategia di Brzezinski volta alla creazione della "cintura verde" contro Europa e Russia, supportando ceceni e albanesi, Turchia dentro l'Europa, e via dicendo? Bush stesso sul Kosovo e la Turchia in EU proseguì la politica di Clinton, quindi tutto esatto, ma non c'è da stigmatizzare solo Mosca ma anche e soprattutto Washington e Londra.