I : Le lezioni del « dopo Manhattan »
II : I fondamenti teologici e canonici del totalitarismo islamico
III : Charià e democrazie liberali : due sistemi incompatibili
IV : Il nuovo « totalitarismo verde »
V : I grandi poli mondiali del proselitismo e del terrorismo islamico
VI : Le strategie di conquista del totalitarismo islamico
VII : La penetrazione islamista in Occidente oggi
VIII : Dal « politicamente corretto » all’« islamicamente corretto », il suicidio filosofico dell’Occidente
IX : La crisi delle démocrazie o la nuova tentazione totalitaria…
Synopsis
Il totalitarismo islamico
All’assalto delle democrazie
Dall’11 settembre in poi, non si è mai parlato tanto dell’islamismo e della religione musulmana. Eppure non siamo mai stati cosí disinformati sulla natura vera dell’ideologia che ispiro’ i Kamikaze d’Allah quando colpirono il cuore del mondo occidentale. Alcuni commentatori rifiutarono per principio di mettere in relazione tra loro i termini Islam e terrorismo, preferendo parlare di « caos » o di « minaccia eversiva», denunciando cosi’ la « politicizzazione » dell’islam. Altri si affannarono a spiegare l’islamismo come un « integralismo » religioso ne peggiore ne migliore di quello ebraico o cristiano, precisando altresi’ che i musulmani « si sarebbero un giorno non lontano, evoluti e modernizzati come noi ». Praticando la politica dello struzzo, e rassegnandosi nel vedere il mondo islamico abbracciare la barbarie, tanti « autorevoli » analisti non sono stati capaci di definire chiaramente la nuova minaccia neo-totalitaria islamica.
In verità, il totalitarismo islamico non è un semplice « integralismo » come gli altri, ma una ideologia di distruzione di massa, un imperialismo guerriero e conquistatore a pretesa religiosa. Al fanatismo spirituale viene sommata una pericolosa volontà di rivincita di un mondo arabo-islamico « umiliato » dal colonialismo. Si tratta dunque di un totalitarismo teocratico e patologicamente anti-occidentale. Il primo che non sia nato nelle menti europee. Il primo che si esprime in nome del terzomondo con l’ambizione di trascinarlo sotto la bandiera di un Islam vendicatore.
Dopo il totalitarismo rosso, basato sulla lotta di Classe, il bruno, sulla lotta delle Razze, l’Occidente deve affrontare il totalitarismo Verde, che si fonda sulla lotta tra le Civiltà e tra le Religioni. Solo in apparenza, questo terzo totalitarismo è più debole dei primi due: non trova certo espressione in uno Stato totalitario, come fu il caso del nazismo o dello stalinismo, non dispone di un arsenale nucleare e strategico paragonabile a quello degli Stati Uniti o della Cina, benchè il Pakistan, come dice Bin Laden, detenga la « bomba nucleare dell’Islam ». Questo totalitarismo del Sud considera tre fattori chiave come altrettante benedizioni d’Allah, come altrettante armi da utilizzare contro l’occidente: una démografia conquistatrice, le più grandi riserve di petrolio del mondo, ed una determinazione senza limiti, che spinge generazioni d’islamisti a preferire la morte alla vita. Malgrado la vittoria degli Alleati contro il regime dei Talebani, il totalitarismo verde non é che al suo esordio. Perchè non è solo terroristico ma prima di tutto ideologico. Per questa ragione sarà ancora più difficile da sconfiggere dei precedenti.
La cecità delle democrazie occidentali di fronte al nuovo « Nazismo verde »
Bisogna innanzitutto chiedersi se le democrazie pluraliste sono preparate ad affrontare questo « III Totalitarismo » che dichiara apertamente l’intenzione di distruggerle dall’interno, utilizzando i loro territori, le loro popolazioni, che gli islamisti cercano di conquistare e di convertire. Le società occidentali sapranno lottare contro questo nemico dai molteplici volti ? Un nemico che conta sempre più adepti all’interno del miliardo e trecentomila musulmani nel mondo ? Un nemico che ha come miglior alleato i valori stessi delle democrazie : le libertà di circolazione, d’espressione e di coscienza. Perchè é in totale libertà, in nome del cosidetto « diritto alla differenza » e del « multiculturalismo », cosí come analizzato da Giovanni Sartori, che progredisce insidiosamente in Europa e negli Stati Uniti l’ideologia dell’odio del totalitarismo islamico.
Come il Nazismo, l’islamismo è intrinsecamente antisemita, ma anche anticristiano e contro tutto cio’ che non è islamico, a comincire dai « falsi musulmani » occidentalizzati, prime vittime della spada della Jihad. L’islamismo è fondamentalmente intollerante e razzista, un razzismo a base religiosa, « leggittimato» da Dio, e per ciò molto più difficile da combattere. Come il Nazismo, il Totalitarismo Verde considera che il Resto dell’umanità non-musulmana faccia parte della categoria dei sotto-uomini, preparando cosi’ una nuova soluzione finale, in particolare per i Satanici Giudeo-Crociati, che devono pagare per le Crociate, la Colonizzazione, il Sionismo e l’Imperialismo, dunque responsabili di tutti i mali di cui soffrirebbero le nazioni arabo-islamiche umiliate. Non c’é dubbio che i totalitaristi d’Allah non potranno che trarre beneficio dalla collaborazione di tanti Europei adepti del colpevolismo, dagli antisionisti radicali, dai terzomondisti, dagli antiamericani, « anti-mondialisti » e altri ideologi dell’estrema sinistra, vinta all’Est ma sempre egemonica all’ovest sia sul piano intellettuale che nel suo aspetto deteriore, il terrorismo, cosi’ come lo si vede con le nuove Brigate rosse o con gli altri movimenti terroristi di estrema sinistra che sembrano schierarsi sempre più apertamente a favore degli islamisti in funzione antisionista ed anti-americana.
Di conseguenza, nella guerra dichiarata all’America e alla civiltà giudeo-cristiana in generale, i Cavalieri d’Allah hanno trovato come alleati oggettivi e forse anche consapevoli, gli anti-americani di ogni tendenza, (dai neo-nazisti agli « anti-imperialisti » di estrema sinistra). Fra costoro furono in molti a compiacersi quella tragica mattina dell’11 settembre 2001. Alcuni di questi riuscirono perfino ha trovare delle circostanze attenuanti ai Kamikaze di Bin Laden, « il giustiziere dei bambini dell’Irak » e dei palestinesi « oppressi ».
La vittoria postuma di Bin Laden e la debolezza delle democrazie
Malgrado la vittoria degli americani sui Talebani, Ben Laden resta ovviamente un grande stratega e un maestro della guerra psicologica. Lui infatti sapeva perfettamente che gli americani li avrebbero sconfitti. Sapeva anche che Washington pianificava fin dal Giugno 2001 di attaccare l’Afganistan. Non aveva dunque più niente da perdere. E Al Qaïda non ha del resto perso molto. La gran parte dei suoi 15 000 uomini rimangono in libertà, trasferitisi ed attivi più che mai in Cecenia, nel Golfo e nei Balcani, a solo un’ora da Roma, oppure in Kashmir e in Pakistan dove proseguono la Jihad contro gli infedeli hindù e i loro protettori occidentali (attentati in Pakistan del maggio e giugno 2002). Per quanto riguarda i finanziatori, i Wahhabiti dell’Arabia Saudita, « l’amica dell’Occidente », continuano imperterriti a predicare la loro ideologia di odio anti-cristiano e anti-ebraico, ovunque nel mondo, in particolare nelle moschee dell’Europa e degli Stati Uniti dove i dirigenti occidentali le hanno permesso di prendere il controllo delle grandi associazioni islamiche a scapito dei musulmani moderati.
L’autore scrisse già nel1997 un libro quasi profetico sui legami tra i servizi segreti americani ed i vari gruppi integralisti nel mondo, libro che ebbe un grande successo in Francia. Nel 2000 diede alle stampe un secondo testo nel quale si denuncia il ruolo svolto da Al Quaida nella guerra del Kosovo, guerra che permise ai membri dell’organizzazione terrorista di istallarsi nei Balcani. In questo saggio Del Valle, mostra che l’alleanza suicida fra Occidente ed Islam contro il mondo russo-ortodosso fu un errore strategico per la civilizzazione occidentale, descrive le strategie di propaganda degli integralisti islamici, basate sul proselitismo e la sovversione dei valori delle società democratiche (multiculturalismo, pluralismo, libertà d’espressione, etc). Alexandre del Valle mette cosi’ a nudo il complesso sistema delle reti islamiste in Europa e negli Stati-Uniti. Da una attenta analisi risulta che molte delle cosidette associazioni islamiche rispettabili sono in realtà controllate da Stati o da organizzazioni islamiste radicali (Fratelli musulmani, Jamaà i islami, Tabligh, Wahhabismo, ecc.) che hanno come obbiettivo geopolitico prioritario di impedire il processo d’integrazione dei Musulmani in Occidente con la meta finale di conquistare e islamizzare progressivamente le « società aperte ».
Ostaggio dei disegni egemonici dei diversi poli dell’islamismo mondiale ed allo stesso tempo dei compromessi offerti loro dalle società democratiche, i giovani musulmani d’Europa e degli Stati-Uniti, per la stragrande maggioranza moderati e pacifici, sono le prime vittime del Totalitarismo islamico che li persegue fino alle terre d’accoglienza d’Occidente dove nacque la democrazia. Per loro, la strategia comunitarista sviluppata dagli Islamisti altro non è che una trappola. Mentre per le donne e i democratici musulmani, che vollero sfuggire il velo dell’oscurantismo per stabilirsi in occidente, i diversi successi registrati dagli islamisti (chador, diritti religiosi speciali, controllo delle communità islamiche ufficializzato dallo Stato, ecc.), rappresentano una forma di tradimento dei valori delle società democratiche. La maggior parte dei terroristi che distrussero Manhattan o che posero le bombe nelle vie di Parigi, vivevano tra l’Europa e gli USA. L’ayatollah Khomeiny cosi’ come molti altri leaders islamisti, da Hassan al Turabbi al capo della Jihad islamica egiziana, Abdelrahmane (l’ ideatore del primo attentato al World Trade Center nel 1993), trovarono asilo in Europa o negli Stati Uniti. Alcuni sono anche cittadini americani, come José Padilla, fermato nel giugno 2002 o John Walker, il talebano wasp , ritrovato nei ranghi d’Al Qaïda nell’ ottobre 2001 durante l’operazione Libertà Duratura, francesi, come Zaccharias Moussaoui, ventesimo membro presunto del commando di Manhattan, inglesi, come John Reid, oppure italiani, come Alessandro Abdul Ghé o il siciliano convertito fermato ad Agrigente nel giugno 2002.
La questione posta da Karl Popper, nella sua opera Le società aperte ed i suoi nemici, non fu mai cosi’ attuale. Esattamente come nel 1938, le democrazie si trovano a dover decidere fra due opzioni: la prima, scellerata, che ricorda molto da vicino il patto di Monaco oppure la seconda, quella della Resistenza al totalitarismo per la difesa della Democrazia e dei Diritti dell’Uomo. Perchè l’Occidente forse non se ne rende conto, ma si trova nel bel mezzo di una guerra. O per meglio dire, il totalitarismo verde, e con lui una parte del mondo islamico, gli hanno dichiarato guerra. Negare questa realtà e lasciare i fanatici combattere da dentro i valori delle democrazie in nome della libertà e della democrazia non farà che aggravare la situazione.
Con la strage dell’11 settembre ci si é trovati di fronte alla fine definitiva della « guerra fredda » e l’inizio, certo difficile da ammettere, dell’epoca delle guerre di civiltà e di religione. La soluzione per l’Occidente non puo’ che trovarsi : a) nella costituzione di una Unione pan-occidentale, (collaborazione rafforzata tra America, Europa e Russia) per poter cosi’ beneficiare del « petrolio russo » e non dipendere più dal greggio dell’Arabia Saudita, paese primo responsabile del disastro dell’11 settembre ; b) alleanza con l’India; c) controllo dei flussi migratori; d) messa al bando di ogni forma d’integralismo islamico, nello stesso modo con cui vengono vietati i movimenti neo-nazzisti.
* Alessandro del Valle, geopolitologo francese, è professore alla Scuola Di Guerra Economica (EGE) di Parigi. Collabora a parecchie riviste di geopolitica (Politique Internationale, Geostrategiques, Strategiques, Hérodote, Spectacle du Monde, etc) ed è editorialista del noto quotidiano francese Le Figaro. Del Valle é considerato uno dei migliori esperti francesi e occidentali sul terrorismo islamico ed i problemi della sicurezza.
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